
L'intervento del Rabbino di Ferrara Dott. Luciano Caro
alla tavola rotonda. A sinistra, il Sindaco Nardini
Buona sera a tutti.
Giorgio Bassani, non credo di scoprire niente di nuovo, non era sicuramente un uomo
facile: il suo carattere spigoloso lo ha portato spesso a situazioni di contrasto
specialmente con quanti gli erano più vicini. Questo fu il suo atteggiamento anche nei
confronti della comunità ebraica di Ferrara. Non c'è dubbio che Bassani sentisse
profondamente il coinvolgimento con la propria ebraicità; il suo legame con l'ebraismo e
con la comunità ferrarese traspare in mirabili pagine delle sue opere.
Bassani ha descritto in modo magistrale taluni aspetti della nostra comunità in brani che
denotano, a mio avviso, una struggente nostalgia per un mondo che stava per essere
spazzato via da un'immane catastrofe.
Lo scrittore ferrarese ha dimostrato un rapporto di amore-odio verso il suo essere
ebreo.Quali i motivi di questa relazione ambivalente? A me, non ferrarese, sfuggono i
particolari della vicenda: posso però tentarne una interpretazione suggerendo alcune
considerazione di carattere personale. Bisogna tenere in considerazione, anzitutto, alcune
peculiarità della comunità ebraica di Ferrara, orgogliosa del proprio passato e
connotata anche da una punta di provincialismo. Nei membri della comunità di Ferrara, se
ci riferiamo ai decenni successivi alla guerra , mentre si annullano le differenze fra
ebraicità e retaggio culturale ferrarese, è percepibile una forma di riserbo, di
chiusura nei confronti di tutto ciò che è inusuale e di insofferenza per chi ha svelato
aspetti intimi della comunità. C'è stato anche chi non ha perdonato a Bassani di non
avere tenuto conto della sensibilità di persone, le cui vicende traspaiono in maniera
evidente nei personaggi descritti nelle sue opere. Da parte dello scrittore ferrarese, il
sentimento di ostilità nasceva dalla constatazione di non essere pienamente apprezzato
nell'ambito della propria comunità, quantomeno dalle persone che in questa occupavano
posizioni di rilievo. E, al fondo di tutto, il carattere difficile di B. , un carattere
che lo ha sollecitato a grandi passioni e a grandi battaglie. In conclusione definirei il
contrasto fra Bassani e la comunità ebraica un classico caso di incompatibilità di
carattere fra due entità che non hanno mai cessato di amarsi. Bassani è stato un acuto
osservatore del microcosmo della città di Ferrara e del microcosmo della comunità
ebraica. Di entrambe le realtà da lui amate ha messo in rilievo luci ed ombre, ha
evidenziato le viltà, gli egoismi, le connivenze le violenze nonché gli slanci di
orgogliosa nobiltà.
Voglio citarvi brevemente alcuni passi, con un'interpretazione in chiave ebraica,
soprattutto dal suo libro Il giardino dei Finzi Contini ma volevo premettere che è
costante nelle sue opere il riferimento soprattutto ai cimiteri ebraici intesi come
deposito dell'antica cultura ebraica ferrarese. Racconta della sinagoga italiana distinta
da una tedesca sottolineando le implicazioni che tale distinzione significava sul piano
sociale e sul piano psicologico; noi definivamo gli ebrei che frequentavano la sinagoga
tedesca "quelli di via Vittoria". Con questa espressione di solito ci si
riferiva ai membri delle quattro o cinque famiglie che avevano il diritto di frequentare
la piccola separata sinagoga Levantina, e anche quella Fanese situata al terzo piano di un
appartamento di via Vittoria: tutte persone un po' strane, tipi sempre un tantino ambigui
e sfuggenti per i quali la religione della scuola italiana aveva assunto forme di
popolarità e teatralità pressoché cattoliche, con riflessi evidenti anche nei caratteri
delle persone, aperte ed ottimiste, perlopiù molto padane.
Io noto in queste espressioni come in altre, abbastanza frequenti nella sua opera, un
tratto di ironia con la quale lui descrive i personaggi e la vita della comunità ebraica,
ironia che io oso interpretare come "tipicamente " ebraica.
E' un'ironia dalla quale traspare un profondo senso di identità con quella comunità,
peraltro criticata.
C'è un brano sempre tratto dal Giardino dove c'è una descrizione della pasqua ebraica,
il 'pesach'.
"Al centro del tavolo, il canestro che custodiva, insieme con i "bocconi"
rituali la terrina dell'Haroset, i cespi d'erba amara, il pane azzimo , e l'uovo sodo
riservato a me il primogenito troneggiava inutilmente sotto il fazzoletto di seta bianco e
azzurro che la nonna Ester aveva ricamato con le sue mani quarant'anni. Per quanto
apparecchiato con ogni cura, anzi proprio per questo, il tavolo del tinello aveva assunto
un aspetto assai simile a quello che offriva le sere del 'kippur' , quando veniva
preparato soltanto per Loro, i morti familiari le cui ossa giacevano laggiù, nel cimitero
di via Montebello e tuttavia erano presenti qui, in ispirito e in effige."
Questo per quanto attiene il rapporto nei confronti della comunità, tratto in forma
ovviamente molto sommaria dalle sue opere.
Ma c'è un aspetto della vita di Bassani che varrebbe la pena sottolineare: la pagina più
bella del suo rapporto con la comunità Giorgio Bassani l'ha scritta nel periodo della
giovinezza, allorché, a causa delle infami leggi razziali, la comunità dovette istituire
una scuola media per gli ebrei, allievi e docenti cacciati come lebbrosi dalle scuole del
regno.
Lo scrittore ferrarese. fu chiamato ad insegnare in questa scuola, e in questa attività
profuse le sue migliori energie; così scrive, con un modo un po' inusuale per il suo
carattere, " era la prima volta che lavoravo e che guadagnavo, imparavo la tecnica
della lezione, il latino e la storia". In realtà Bassani era stato precettato per il
lavoro obbligatorio, e solo dopo scambi di opinioni tra provveditorato, direzione dei
fasci e prefettura, gli fu concesso di insegnare, tenere lezioni alla scuola ebraica,
quella scuola che successivamente è stata chiamata 'scuola della sopravvivenza' . La sua
figura, in questo periodo, emerge con connotati di dolcezza e di anticonformismo: così la
scuola diventò, anche grazie a Bassani, luogo di ritrovo; in questa si organizzavano
feste da ballo nel salone di solito adibito a refettorio. Così scrive l'autore de Il
giardino dei Finzi-Contini: " le feste da ballo che si tenevano in locali annessi al
tempio di via Mazzini, o nell'ingresso dell'asilo infantile israelitico di via
Vignatagliata, feste presenziate da folte e bisbiglianti file di matrone sedute lungo le
pareti a fare da tappezzeria
". Nell'inverno del '42 Giorgio Bassani. organizza
la rappresentazione della commedia 'La regina in berlina ' di Sergio Tofano, a cui
assistono molti ferraresi, anche non ebrei; sua è la regia. A scuola organizza incontri
di boxe e recite di bambini, in questa scuola instaura con gli allievi rapporti informali
e amichevoli, riscopre e, soprattutto, fa riscoprire gli elementi portanti e
caratteristici dell'ebraismo, i suoi valori lasciando a tutti grande libertà di
espressione ed opinione. Cerca di dare ai giovani discenti, di lì a poco perseguitati, il
senso della dignità e il rispetto della propria identità. Coi ragazzi seppe creare
un'atmosfera di complicità e solidarietà, "pensi...", mi dicevano, "a
Giorgio Bassani davamo del tu". Tutto ciò fino al giugno del '43, anno in cui
assieme a Matilde Bassani e Primo Lampronti fu arrestato per attività antifascista. Oggi
noi ebrei lo ricordiamo per avere fatto conoscere al mondo la realtà della comunità
ebraica di Ferrara, una comunità piccola ma ricca di fermenti culturali; lo ricordiamo
per aver dato voce agli ebrei ferraresi perseguitati, deportati ed oppressi; lo ricordiamo
per aver infuso coraggio e dignità, oltre che entusiasmo a molti giovani che di lui hanno
conservato un affettuoso ricordo. Per cui, a mio avviso, oltre che parlare del poeta e
scrittore, possiamo parlare di Bassani come insegnante e come uomo.
Tutto ciò, sempre a mio avviso, non ha minor valore delle pregevoli qualità letterarie
di Giorgio Bassani. Grazie.
Trascrizione, a cura del personale della Biblioteca
Comunale "Giorgio Bassani" di Codigoro, dalla registrazione dell'intervento
orale. |