
Intervento dell'Avv. Paolo Ravenna
Dunque, io sono chiamato a parlare oggi di un aspetto
particolare del Bassani uomo, quello del suo impegno civile. Poco fa si è parlato del
Bassani insegnante nella scuola ebraica di Ferrara: ebbene, io sono uno di quei pochissimi
privilegiati che hanno potuto avere quell'insegnamento e, per tutta la vita, trarne una
utile indicazione. Un insegnamento che, in momenti durissimi , ci indicava i principi
precisi cui ispirare la nostra condotta, secondo un modello pedagogico assolutamente
inedito per i giovani di allora: Giorgio Bassani, infatti, ci insegnava cos'era la
democrazia , cos'era la libertà, che non si conosceva, e, soprattutto, con grande rigore,
la laicità.
Questi sono tre valori che Bassani ha seguito per tutta la sua vita e di cui ha pervaso la
sua opera .
Questo di cui parlerò oggi è il Bassani legato al Parco del Delta; c'è proprio un
legame territoriale con Codigoro, con il mondo dell'Airone. Nel 1970 ricordo un convegno
con un suo contributo straordinario presso l'Abbazia di Pomposa. Quando nel dopoguerra
tutto pareva travolgere il nostro patrimonio storico e ambientale, appartenente a noi come
a tutto il mondo - come sempre egli ripeteva - Bassani reagisce al degrado e fonda con
altri intellettuali impegnati "Italia Nostra", affrontando innumerevoli lotte
per il mantenimento del patrimonio artistico. L'impegno per il Delta del Po risale alla
fine degli anni '60: oggi parlare di questa realtà ambientale è luogo comune, ma di
questo parco trent'anni fa non esisteva neppure il nome. Non lo si poteva quasi
pronunciare per le tragiche condizioni di queste terre; il Delta, allora, era solo
desolazione e miseria e proprio a partire da qui, dal Comune di Codigoro, si potevano
avvertire quelle condizioni di sottosviluppo.
Io stesso, sfollato in queste zone negli anni '40 e giovane legale negli anni '50, lo
ricordo bene.
Tra le tante immagini di quel tempo vedo la pretura, che stava sopra il Fetman, il bar
Fetman dell'Airone, che in realtà era il bar "Padovani"; per i codigoresi che
lo ricordano era affollato di imputati per furto di legna dal boscone della Mesola,
costretti al reato dal freddo e dalla necessità di scaldarsi, o di pesce nelle valli per
mangiare; ricordo l'acqua potabile nelle vicinanze venduta 10 lire al secchio , il tracoma
diffuso fra le vicine popolazioni e l'oculista, nei pressi della stazione, con la coda di
persone che andavano a curarsi da lui. Questo enorme problema sociale fu affrontato in due
successivi e diversi modi: dallo stato, con il processo di bonifica di tutte le valli,
nessuna esclusa, e con la riforma agraria; e da un'azione privata, riscoprendo la
locazione turistica dei lidi. Ma vi fu un terzo fattore , certamente decisivo: il boom
economico del paese, che attrasse 100.000 lavoratori dalle terre del Delta verso il
triangolo industriale. Tutto accadde velocissimo, in dieci anni, dalla fine della guerra
alla metà degli anni '50 . Si determinò allora una variazione rapida e traumatica della
vita, del territorio e della cultura della gente del Delta. Le stesse forze politiche, i
partiti , gli amministratori apparivano impacciati, quasi impossibilitati nel redigere
vecchi progetti che dovevano comunque portare a termine, quando ormai appariva evidente
che le condizioni socio-economiche dell'area erano radicalmente cambiate, e, allo stesso
tempo, apparivano sconvolti radicalmente gli equilibri ecologici della zona . Allora per
parlare di ecologia, che oggi è termine comune, si doveva fa ricorso al vocabolario, data
l'inusualità dellla parola.
Si pensi che gli originali 45.000 ettari di valli si ridussero a 13.000, e che la fascia
costiera dal Po al Reno venne quasi completamente edificata senza alcuna regola
urbanistica. E' a quel punto che, nel vuoto degli interventi pubblici, si muovono le poche
associazioni ambientalistiche , "Italia Nostra" in testa. Questa conduce una
ferma battaglia trascinando con sé l'opinione pubblica nazionale e, in seguito, le stesse
forze politiche che finalmente presero atto del problema , iniziando a considerare una
diversa politica dell'ambiente.
Queste premesse, che sono note più o meno a tutti - forse i più giovani le hanno sentite
raccontare dai genitori e dai nonni - le ho fatte per rappresentare la situazione del
Delta quando intervenne Bassani: è presidente di Italia Nostra , è legatissimo a questi
territori che conosce perfettamente e ama: del suo amore è testimone l'Airone. Si pone
subito come alto punto di riferimento, partecipa ad ogni iniziativa per porre fine a
quella ormai dissennata situazione di cui ho appena accennato. E così siamo nel '68,
l'anno dell'Airone quando si tiene un convegno a Comacchio per la difesa del patrimonio
litoraneo , vallivo e urbanistico dei luoghi .
Alla presenza di pochi, pochissimi - saranno stati una ventina - ma qualificatissimi
studiosi, qualche dissennato che li seguiva, e nell'assenza dei politici , si dibattono i
vari aspetti del problema . Bassani , che presiede il convegno, va subito al centro della
questione "Non dimentichiamoci" e sono parole sue queste "che Comacchio
vive in un ambiente naturale di un eccezionale , incalcolabile importanza per noi e che
sempre di più è insidiata da operazioni di tipo bonificante per le quali noi siamo
decisamente contrari; qui si continua a prosciugare senza rendersi conto che quel poco che
si guadagna con quell'agricoltura, ormai in fase calante," dice sempre
Bassani"viene perduto a scapito del patrimonio attuale, il patrimonio ecologico della
pesca e così anche del turismo. Siamo qui proprio per avere, se non altro, una visione
globale di tutto il problema" .
Ecco che, se ancora non si parla esplicitamente di parco, se ne gettano le premesse. Le
richieste di Comacchio non ebbero nessun seguito, forse perché anticipavano troppo i
tempi, anzi le reazioni all'esterno furono sprezzanti; ma negli anni '70 "Italia
Nostra" fece un secondo convegno, questa volta a Pomposa . Qui, finalmente, i
problemi sono messi a fuoco, le richieste puntualizzate. Alla conclusione dei lavori,
furono lanciati allo Stato e alla Regione, tra le altre richieste, quella di bloccare le
bonifiche e ogni altra opera che sconvolgesse gli assetti naturali, per creare, poi, i l
parco naturale del delta: così lo chiamavamo allora e lo chiamiamo oggi. Ma la grande
importanza del convegno fu quella di aver individuato, nella creazione del parco, oltre ad
una forma di difesa del territorio, anche la creazione di una grande e moderna risorsa
economica.
Bassani, ripeto, aveva avvertito da sempre l'urgenza della questione con quella lucida
completa visione dei problemi che caratterizzava la sua indole.
Va poi ricordato che in quel convegno si sostennero due grandi azioni che Italia Nostra in
quel periodo promosse nel territorio, e cioè la battaglia contro la costruzione della
strada Goro-Volano, che avrebbe dovuto lacerare il Bosco della Mesola distruggendolo, e
quella del prosciugamento della piccola valle della Falce. Queste iniziative fecero un
grande rumore e portarono l'attenzione della stampa nazionale sui problemi del delta .
Celebre un articolo sul "Corriere della sera" di Montanelli a sostegno di queste
iniziative: la Goro-Volano non si fece proprio per la tenacia di Italia Nostra; la valle
della Falce invece fu prosciugata, ma ,proprio oggi, a distanza di 30 anni abbiamo avuto
la notizia che la valle verrà riallagata .Sono passati 30 anni , il filo del discorso
iniziato tempo fa prosegue con una sua coerenza.
Allora, addirittura, per darvi la misura della combattività di quel primo nucleo di
Italia Nostra, attaccammo l'Ente Delta Padano perché lo ritenevamo colpevole di danni
ambientali. Ebbene fu condannato in due gradi dal tribunale e fu la prima sentenza in
Italia che riconosceva in un ente pubblico la responsabilità di un danneggiamento
ecologico.
Mi sono limitato ai contenuti del convegno di Pomposa perché l'intervento di apertura ad
opera di Giorgio Bassani fu di assoluto rilievo: come sempre portò il discorso del parco
del delta sul piano generale della politica del paese, chiese fin da allora una legge
quadro sui parchi nazionali, che venne dopo venticinque anni, e la salvaguardia di Venezia
insieme a tutte le lagune adriatiche. Quindi, Comacchio, Venezia, il delta del Po, nella
prospettiva di Bassani, venivano accomunate in un unico discorso, come si sta facendo
oggi. Il discorso procede con il compiacimento, cito le sue parole, "che tante
personalità siano convenute a Pomposa ad assistere ai nostri lavori è motivo di grande
soddisfazione. Siamo sempre molto contenti quando ci riesce di coinvolgere qualcuno
preposto a decidere e operare e in ciò è la prova più evidente di quanto sia estranea
allo spirito di Italia Nostra la contestazione globale , siamo al contrario"
attenzione a queste parole, "un'associazione che intende promuovere la cultura e,
subordinatamente, la democrazia la quale è prima di tutto un libero commercio di idee.
Contestiamo per collaborare , per migliorare lo stato delle cose , non siamo insomma dei
ribelli ne degli utopisti". Parole dette negli anni '70, di un coraggio e di una
lucidità esuberanti e, oggi più che mai, attuali. Dunque l'idea del parco decolla, pur
tra mille difficoltà e contraddizioni. Italia Nostra è sempre presente nel dibattito e
Bassani non mancherà mai alle iniziative che si susseguono: convegni ed incontri. Quello
di Rovigo, ad esempio, nel '72 per richiedere il grande parco esteso alla sponda veneta,
ed ancora oggi continuiamo a denunciare i pericoli della centrale elettrica di Portotolle,
a contrastare il progetto di cultura intensiva nelle valli di Comacchio, che già allora
riconoscevamo anti-economica, ma, soprattutto, Bassani giudicava il prodotto di una
cultura provinciale, che speriamo oggi del tutto superata.
Ed ancora un convegno a Ferrara nel '75, dove Italia Nostra presenta uno studio fino ad
allora inesistente sulla situazione ecologica delle valli, dove Bassani ammonisce e
paventa che i dissesti tuttora presenti non sono sufficienti per avvertire gli
amministratori che è passato il tempo degli interventi indiscriminati e contrari agli
equilibri rigorosi e immutabili della natura che, nei nostri territori, è sovrana ed è
cultura essa stessa.
Poi, in un convegno del '78, Bassani invita a non fermarsi davanti ai fatti particolari ma
incita sempre ad esaminare quelli generali, presenti negli immortali principi della
cultura. Presentando un libro sul parco solennemente afferma: "se il parco si farà,
e sento che si farà, se ne avvantaggeranno tutti gli uomini del pianeta Mesola e Pomposa,
arte e natura. Italia Nostra prima al mondo ha tentato una sintesi generale e per questo
motivo il parco, che includesse il castello e l'Abbazia, avrebbe davvero un valore
emblematico ,assoluto".
Il problema del parco è così strutturato: nel '88 viene istituito il Parco Regionale del
Delta che è ormai una realtà irrinunciabile, anche se poi tanti problemi sono ancora da
risolvere , lo sappiamo. Gli interventi di Bassani si diradano, forse perchè non sono
più necessari , vistola positività degli eventi, ma mi piace immaginare oggi di rivedere
Giorgio che cammina lungo la Riviera Cavallotti alle nostre spalle, nella piazza di una
Codigoro ormai sua quanto Ferrar,a per poi inoltrarsi verso le terre dell'Airone; ricordo
in particolare delle gite con i suoi editori italiani e stranieri agli inizi degli anni
'80 , un percorso da Volano al Porticino fino a Gorino, per poi qui imbarcarci su quella
intrepida Freccia del Faro di Eliseo Trombini che per primo inventò, arrangiando
un vecchio barcone, il tour della natura dal faro alla sacca, itinerario oggi frequentato
da migliaia di turisti. Allora eravamo pochi e soli , ma fortemente convinti che dovevamo
assicurare al nostro paese, ripeto sempre con le parole di Bassani," uno
straordinario ed irripetibile ambiente, patrimonio di tutti e, prima di tutto,
dell'uomo". Una voce alta la sua che ci ha guidato e ci guiderà in futuro. In
un'altro convegno ammoniva ancora "per costume culturale per abitudine laica il
pessimismo della ragione non va mai disgiunto in noi dall'ottimismo della volontà,
altrimenti non saremmo ancora qui oggi a combattere, quasi tutte le stesse persone, una
battaglia che , come sempre per Italia Nostra, è prima di ogni altro civile e
morale", ammonimento a cui cerchiamo sempre di essere fedeli. Grazie.
Trascrizione, a cura del personale della Biblioteca
Comunale "Giorgio Bassani" di Codigoro, dalla registrazione dell'intervento
orale. |