
L'intervento del Prof. Walter Moretti
Il mio intervento si pone come considerazione di
carattere intertestuale, volendo stabilire un rapporto di suggestione letteraria tra
L'Airone e alcuni aspetti della poetica di un grande modello della poesia dell'800:
Giacomo Leopardi.
Generalmente l'attenzione del lettore si concentra sull'episodio che presta il titolo al
romanzo: l'uccisione dell'airone, quella sua lenta agonia che si pone in correlazione con
la vita, al limite della morte, del protagonista Limentani. Ma, a mio giudizio, è la
vista degli uccelli imbalsamati nel negozio di Codigoro ad avere un valore epifanico;
questo segmento narrativo, ancor più della morte dell'airone, costituisce l'episodio
centrale del racconto e, spesso, mi ha fatto pensare ad un testo del Leopardi, Dialogo di
Federico Ruisch e delle sue mummie, ad apertura del quale si colloca un testo poetico in
cui Leopardi condensa, per così dire, l'immagine della morte: un allontanarsi dalle
passioni umane e un rifugiarsi in uno stato di quiete serena. Bassani, a proposito degli
uccelli imbalsamati, parla di esistenza sicura ormai dal dolore, immobilizzata,
cristallizzata, che si pone fuori dalla mutevolezza della realtà e dal tempo in uno stato
di perfezione assoluta, priva della passione, del desiderio, delle pulsioni che
attraversano la vita umana. Del resto, nella sovracopertina dell'edizione Mondadori del
Romanzo di Ferrara, che io ebbi dallo stesso scrittore con una gentile dedica, venivano
ricordati due scrittori dell'Ottocento, Manzoni e Leopardi, visti come modelli di
scrittura letteraria. Certamente non vi è dichiarato nessun rapporto intertestuale tra
L'airone e l'operetta morale prima citata, ma, a mio giudizio, è leggibile una influenza
dell'intera produzione leopardiana sulla narrativa bassaniana. Se si prende il
componimento A se stesso, scritto da Leopardi quasi alla conclusione del Ciclo si Aspasia,
nel momento in cui aveva abbandonato Firenze per spostarsi a Napoli e viver l'ultimo
percorso poetico, e si considera quel componimento all'insegna di una sorta di
scarnificazione dell'esperienza umana, alla ricerca di una sua essenziale autenticità,
pur mantenendo una grande energia morale ("or riposerai per sempre stanco mio cor,
perì l'inganno estremo ...") se cioè noi abbiamo in mente quel testo leopardiano e
diamo ad esso il significato di una svolta del percorso non tanto biografico, quanto
poetico, certamente può essere inteso in questo senso anche la scelta operata da Bassani
di superare il personaggio suggestivo e poetico, quale era il Giorgio del Giardino dei
Finzi Contini, per scegliere un percorso più scarno, più nudo, più essenziale, ma più
potente dal punto di vista morale, all'in segna dell'impegno: in questa chiave di lettura
può essere interpretato il tema del suicidio, visto all'interno di un percorso che segna
il passaggio da una situazione di rimembranza lirica , di poetica proustiana del tempo
perduto, a una citazione più essenziale, più nuda più spoglia , forse dovrei dire in
parte montaliana, se Montale può essere indicato come un altro referente , approdando ad
una sorta di nuova prospettiva sia sul piano della esistenza sia sul piano dell'arte.
Bassani, con L'airone, sembra allontanarsi dalla poetica del cuore, per una diversa visone
della vita che coraggiosamente si radica all'interno di una realtà sentita nella sua dura
oggettività. Non più dunque il cuore con le sue proiezioni nel passato, quel cuore che
tante volte ricorre nel Giardino dei Finzi Contini: nell'Airone il palpito del cuore è
assente: Bassani si sposta su un piano di essenzialità scarna e dura, ma anche fortemente
energica. Un'energia nuova emerge nella conclusione del romanzo in una sorta di ossimoro
con l'idea della fine della vita legata al suicidio di Limentani: da una parte si pone la
negazione di una parte di sé, dall'altra la ricerca inesausta di un nuovo inizio.
L'Airone, quindi, come 'il romanzo di Codigoro', non solo perché si allontana dalla
sensibilità lirica dei giardini dei Finzi Contini e si rivolge ad una realtà più scarna
più dura ma anche più forte ed energica moralmente, ma anche perché si allontana dalla
dimensione cittadina per proiettarsi nella periferia; il romanzo è costruito secondo un
sistema oppositivo che alla città di Ferrara, luogo cioè dove Limentani si alza e ha la
sensazione di emergere dal fondo di accidia scura e dolorosa , si contrappone la realtà
delle valli , la realtà di Codigoro , Pomposa e Volano , facendo emergere una tensione
dal negativo al positivo, dalla chiusa città dove sembra che il narratore abbia esaurito
le sue possibilità narrative , dove si sente come chiuso, per dirla con una formula di
Pirandello , in carcere, come forestiero della vita , si sposta verso un'esperienza più
vicina alla natura, più esaltante
Mi sembra evidente che il paesaggio di Codigoro, di Volano e ,più in generale, della
bassa ferrarese assuma una connotazione positiva, apra uno spiraglio alla chiusa trama
dell'esistenza della città e di questa oggettivazione della realtà dove il personaggio
di Limentani e, indirettamente, l'io dello scrittore si sente come chiuso. Il paesaggio di
Codigoro costituirebbe la liberazione, se la rivelazione della vetrina dell'imbalsamatore
non inducesse Limentani a tornare in città; questa scelta non è indirizzata a una
soluzione nichilistica; credo invece che si debba caricare di forza, di energia, una forza
che si converte in una grande capacità costruttiva dal punto di vista artistico. Lo
stesso Bassani ricordava, nella rappresentazione del suo percorso poetico, un'energia, una
forza nuova rispetto alle tonalità liriche suggestive del Giardino dei Finzi Contini , il
cui fascino è più facile, più diretto più potente. Come Leopardi attraverso A se
stesso ha quasi oppresso il personaggio suggestivo del poeta di Recanati per una nuova
immagine di sè , quel Leopardi coraggioso e forte di fronte al proprio destino, così
credo che anche questo romanzo possa essere visto come la conquista di una nuova energica
prospettiva morale e civile , grazie.
Walter Moretti |