
INTERVENTO DEL PREFETTO DI FERRARA, DOTT. LUCIANO
MAURIELLO
(da sin.: Prof. Paola Bassani, Presidente della Fondazione;
Dott. Luciano Mauriello, Prefetto di Ferrara;
Enea Pandolfi, Sindaco di Codigoro)
Signor Sindaco, gentili Signore, Signori,
siamo qui convenuti per dare conto di un impegno onorato, al tempo stesso per assumerne un
altro, forse ancor più gravoso.
L'impegno che possiamo ben dire di avere assolto è la
creazione di una fondazione intitolata a Giorgio Bassani; con l'odierna inaugurazione
della sede, anche l'avvio dell'attività, quindi il visibile radicamento della memoria di
uno dei più eletti spiriti della letteratura italiana contemporanea in una terra che gli
fu non meno cara della sua Ferrara.
Il territorio deltizio dove il grande fiume si prepara ad
"aver pace co' seguaci sui" - per dirla con il grande Dante - fa da scenario
ineguagliabile a tante, indimenticabili pagine di Bassani; il volo lento, un po' goffo di
quell'airone che, rovesciandosi sul dorso, riprende quota, dileguandosi nel cielo di
Pomposa è sempre vivo nella memoria di tutti noi, così come il cielo perlaceo, i filari
dei pioppi, i campi pianeggianti che si perdono sul filo dell'orizzonte, fra cento canali.
L'impegno ancor più gravoso che ci accingiamo ad
assumere, che dobbiamo onorare, è l'impegno di fare ognuno la sua parte perché la
fondazione " Giorgio Bassani", attraverso l'opera di coloro che l' hanno voluta,
che hanno voluto che essa avesse sede qui a Codigoro, sia sempre un'istituzione
all'altezza del personaggio di cui ha preso il nome, voli alto nello spazio affollato
delle mille istituzioni culturali del nostro Paese.
Se ho ritenuto giusto dire ciò, è perché non mi sfugge il rischio di una dignitosa ma,
tutto sommato, modesta sopravvivenza che incombe sempre dietro iniziative come questa che
oggi celebriamo.
I cittadini di Codigoro, in particolare, devono essere
fieri del privilegio che è stato loro accordato, devono con i fatti dimostrare di essere
veramente grati ai figli di Giorgio Bassani per la loro generosa disponibilità a far sì
che la fondazione avesse sede lungo la sponda di questo ramo del Po che è avanti a noi.
Che in questi locali dove ha sede la civica biblioteca intitolata al grande italiano che
oggi onoriamo fossero anche portate alcune cose che gli furono care. Che in questo ambito
spaziale si ricreasse non tanto lo studio del cantore di Ferrara bensì il suo luogo
dell'anima, come è giusto che sia ogni qual volta di un illustre personaggio della
letteratura si pensa, più che a ricostruire il luogo fisico ove egli visse a lungo, più
che a tramandare visivamente la conoscenza del suo studio, del focolare domestico e della
sua " officina" di lavoro, il complesso delle emozioni e dei sentimenti che lo
animarono, la fonte della sua ispirazione.
Certo, l'immagine di quella magnolia nel cortile di Via
Cisterna del Follo in Ferrara, il campo da tennis del circolo "Marfisa" rimasto
sempre nel suo cuore, le vie e le piazze della grande città estense, difficilmente,
potranno essere trascurati da tutti coloro che vorranno, visivamente, fisicamente,
immedesimarsi nelle atmosfere suggestive dell'opera bassaniana. Ma qui a Codigoro - lo
ripeto - ognuno potrà non soltanto sentire quasi familiare il vissuto di alcuni suoi
personaggi, ma anche l'universo delle emozioni più semplici, quella sua incantata
condizione di innamorato del mondo della natura, dei suoi personaggi più suggestivi, dei
suoi silenzi, delle sue creature. E il territorio del delta ferrarese gliene offrì
ispirazione, anche quando egli si trasferì altrove, viaggiò altrove, altrove scoprì
nuovi orizzonti.
E quale attento osservatore, quale instancabile
viaggiatore, quale innamorato della realtà del nostro Paese, del suo paesaggio, della sua
storia, della sua civiltà fu Giorgio Bassani! Innamorato a tal punto dal trasformare quel
sentimento profondo in molla del suo impegno civile per la difesa di tutto ciò che egli
considerava patrimonio ineguagliabile della sua Italia, della nostra Italia, per la cui
salvaguardia non esitò un momento a battersi con straordinaria tenacia.
Con il suo ingegno, la capacità di guardare lontano che
è soltanto dei grandi uomini egli fu protagonista della vita culturale del suo tempo,
riuscì ad immedesimarsi nel ruolo di guida, di capofila di una schiera non esigua di
scrittori, di uomini di lettere che seppero confrontarsi con efficacia anche sul terreno
dell'impegno civile. Scrittori che, pur aborrendo l'esibizionismo ludico, tanto di moda
oggi, hanno segnato una delle stagioni più vitali della storia letteraria del nostro
Paese. Scrittori che con il rigore morale che li contraddistingueva seppero essere anche
severi censori di tutto ciò che non poteva essere condiviso, meritava di essere criticato
con forza ma senza acrimonia, senza livore, senza odio.
Mi sono chiesto tante volte - e penso che sia capitato ad
altri la stessa cosa - che cosa renda ancora attuale il messaggio poetico di Bassani, che
cosa ne ha fatto la fortuna in un arco temporale che va ben al dì là di una breve
stagione, in un'epoca storica che brucia tutto in fretta, tutto rende superato nel volgere
breve quasi di un mattino, tante volte relegando la capacità d'impatto di quel messaggio
entro gli angusti limiti di un ristretto ambito spaziale.
Ed ho trovato la risposta nella convinzione che pochi
altri come Giorgio Bassani hanno saputo coniugare insieme la capacità di leggere nelle
pieghe più profonde dell'animo umano, la capacità, soprattutto, di contestualizzare i
sentimenti, le emozioni, i pensieri dei suoi personaggi nel tempo storico che li vede
protagonisti. Però, anche rendendoli parte visibile del nostro mondo, del mondo che
conosciamo, senza limiti di tempo e di spazio.
Turbati dal presente nel quale stentano a riconoscersi,
ancor più angosciati dal futuro, molti di quei personaggi trovano nel passato, nello
struggente ricordo di un tempo che sembrava rassicurante e non è più tale, l'estremo
rifugio, predestinati, come sono, ad essere partecipi di un comune, tragico destino che,
nel suo inesorabile procedere, finirà col rendere fragile, ed inutile infine, anche il
solitario rifugio della memoria.
Se quel messaggio vogliamo cogliere nella sua interezza,
ancor meglio in quella che ben può essere considerata un'ideale linea di continuità, va
rilevato pure che esso risulta essere composizione felice di contrapposti stati
psicologici.
Ne basti un esempio.
La spensierata prospettiva che apparentemente si apre
davanti ai giovani protagonisti della sua storia più celebre trova quasi un immediato
contrappeso nella morte crudele di uno di loro, ancor più nel presagio, che poi diventa
certezza, della tragedia incombente che tutti minaccia di travolgere in un vortice
inarrestabile.
E, da altra angolazione, anche se ciò appare meno
evidente, quanto più la pagina dello scrittore si fa dolente, tanto più si ravviva e
acquista forza fiamma della speranza, rigeneratrice della crudeltà dell'uomo e dagli
orrori che essa è capace di produrre.
Gentili Signore, Signori,dovendo avviarmi alla
conclusione, voglio soltanto dire che, nel momento in cui diventa custode della memoria di
un uomo così grande, Codigoro - come ho detto all'inizio - ne dovrà avere sempre piena
coscienza.
Tante volte, con la fattiva operosità della sua gente,
si è mostrata all'altezza di grandi sfide.
Di tutto cuore formulo l'augurio che ciò avvenga anche
per la vita di questa Fondazione che oggi abbiamo avuto il privilegio di tenere a
battesimo, nel nome di Giorgio Bassani. |