Bilancio di Genere
Il Bilancio di Genere, o gender budgeting, è il documento di bilancio che analizza e valuta in una ottica di genere le scelte politiche e le azioni amministrative economico-finanziarie di un Ente Pubblico ed è lo strumento più utile per la promozione e l'attuazione del gender mainstreaming, che si è consolidato, dagli anni '70 in poi, quale principio guida nelle politiche di pari opportunità, in tutti i  possibili settori di intervento pubblico.
 
Alla sua base vi è la considerazione che esistono differenze tra uomini e donne per quanto riguarda le esigenze, le condizioni, i percorsi, le opportunità di vita, lavoro e partecipazione ai processi decisionali e che, quindi, le politiche non siano neutre rispetto al genere ma, al contrario, determinino un impatto differenziato su uomini e donne.
 
Leggere i bilanci degli Enti Pubblici in chiave di genere significa, dunque, analizzare le diverse caratteristiche dei destinatari ultimi di ogni intervento specifico e, conseguentemente, ridurre le disuguaglianze di genere attraverso un esercizio di trasparenza, democrazia e rendicontazione della gestione e distribuzione delle risorse pubbliche, a vantaggio dell'intera collettività; gli amministratori possono essere maggiormente consapevoli delle conseguenze del loro agire su donne e uomini e in grado di condurre una azione politica più efficace, efficiente, equa e trasparente: obiettivi fondamentali della governance locale.
 
Il Bilancio di Genere, in sintesi, permette di:
- sensibilizzare gli amministratori e la cittadinanza sulla questione di genere e sull'impatto diversificato  delle politiche e dei bilanci pubblici;
- contribuire a ridurre le disuguaglianze di genere attraverso una distribuzione più equa delle risorse finanziarie;
- migliorare sia l'efficacia, l'efficienza e la trasparenza dell'azione amministrativa che il rapporto tra  istituzioni e cittadine e cittadini, in termini partecipazione e condivisione;
- evidenziare, attraverso una analisi della popolazione e del territorio di riferimento, le diverse esigenze presenti nella comunità e verificare la coerenza e l'efficacia della risposta dell'Ente in termini di programmi e servizi;
- sviluppare statistiche e indicatori gender sensitive;
- verificare il perseguimento delle pari opportunità da parte dell'Ente Pubblico;
- contribuire a promuovere lo sviluppo del territorio e delle sue risorse (umane, socio-economiche, ambientali ecc¿).
 
A livello internazionale il primo paese a sperimentare il Bilancio di Genere è stato l'Australia nel 1984; successivamente altri paesi hanno promosso ed utilizzato tale strumento e tra i più attivi si possono citare: il Sudafrica, il Canada, la Gran Bretagna, la Francia, Israele, la Svizzera, la Norvegia, la Svezia e la Danimarca.
 
L'Unione Europea ha recepito le indicazioni e la prospettiva della Conferenza Mondiale delle Donne, svoltasi a Pechino nel 1995, ed in particolare dal 2001 ha iniziato ad impegnarsi nella diffusione e promozione del Bilancio di Genere, inserendo tale strumento in un più ampio quadro di iniziative per le pari opportunità.
 
Nel 2003 è stata  presentata al Parlamento Europeo, dalla "Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità", una relazione e una proposta di risoluzione in tema di bilancio di genere "Gender Budgeting - La costruzione dei bilanci pubblici secondo la prospettiva di genere"
 
In Italia, a differenza degli altri paesi dove le iniziative di gender budgeting sono state realizzate a livello nazionale, le prime sperimentazioni in Bilancio di Genere sono partite dagli Enti Locali, soprattutto dalle Province e dai Comuni, come conseguenza in parte dell'impianto legislativo italiano.
 
In ordine cronologico i primi progetti in tema di Bilancio di Genere risalgono al 2001 e sono stati realizzati in Emilia Romagna, a livello regionale, e nella provincia di Modena.
 
Nel 2002 le Province di Modena, Siena e Genova si sono impegnate in maniera più sistematica nella redazione del Bilancio di Genere e hanno siglato un protocollo d'intesa con l'obiettivo di promuovere e sviluppare il gender budgeting in Italia e di costruire una rete per lo scambio di buone prassi in materia.
 
Nel corso degli anni l'interesse per il Bilancio di Genere è cresciuto: altri enti lo hanno realizzato o progettato e altre amministrazioni hanno aderito al protocollo di intesa; tra questi: le Province di Ancona, Alessandria, Ferrara, Firenze, Milano, Parma, Pesaro-Urbino, La Spezia, Torino, Roma ed i Comuni di Genova, Aosta, Cuneo, Firenze, Pesaro. Rimini, Sestri Levante, Siena, Torino, Collegno, Bari, Pinerolo.
 
Si registra, inoltre, l'interesse ed il coinvolgimento di alcune Regioni: Emilia Romagna, Piemonte, Liguria, Marche.
 
Manca ancora il riconoscimento a livello nazionale, anche se in realtà alcuni primi passi sono stati fatti: nella direttiva sulle misure per attuare parità e pari opportunità tra uomini e donne nelle Pubbliche Amministrazioni, presentata nel maggio 2007 dai Ministri Nicolais e Pollastrini, all'Articolo 6 si esprime la necessità di redigere i Bilanci di Genere e si "auspica che diventino pratica consolidata nelle attività di rendicontazione sociale delle amministrazioni".
 
Nell'aprile 2006 è stato, inoltre, presentato alla Camera dei Deputati un disegno di legge  "Norme per l'istituzione del bilancio di genere per la Pubblica amministrazione".
 
 
Data ultimo aggiornamento: 20/06/2019
Versione 2.0  ( AFC 2007.01 )
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