Il Palazzo
 
Affacciato sul Po di Volano, il fiume che attraversa l'intero centro storico di Codigoro, lungo la storica Riviera F. Cavallotti, il Palazzo del Vescovo ci appare come un elegante e raffinato edificio di forte influenza veneta.
La sua storia è strettamente collegata alle vicende del prestigioso monastero di Pomposa: edificato in un luogo anticamente sacro, come documenta la ritrovata ara romana dedicata alle Giunoni, ora conservate al Lapidario Civico di Ferrara, il primo edificio conosciuto è la "Domus Dominicata", il Palazzo del Signore voluto dall'Abate di Pomposa per gestire gli aspetti civili, legali ed economici di tutto il territorio a Codigoro, capoluogo della "Insula Pomposiana"; contratti, rogiti, disposizioni di governo locale, transazioni fra privati e fra privati e abbazia, ecc., venivano qui redatti dai notai della abbazia.

In origine aveva l'aspetto e la dimensione del Palazzo del Ragione di Pomposa, del quale era contemporaneo o di poco successivo (XII secolo a.C.); la leggenda racconta di una botola nel pavimento del palazzo che consentiva di raggiungere Pomposa attraverso una galleria.

Nel 1520, in pieno periodo di decadenza, l'abate di Pomposa perde il controllo della gestione economica del territorio che diventa Prepositura e i cui introiti vanno agli Estensi ed in particolare al Cardinale Ippolito I.

Il Palazzo dell'Abate di Pomposa diventa, quindi, sede della Prepositura Pomposiana e residenza episodica del Cardinale Preposito o di un suo delegato.

Nel 1553 il monastero, con tutti i suoi beni mobili, si trasferisce a Ferrara a San Benedetto e a Pomposa restano alcuni monaci per la cura delle anime fino al 1663, anno della soppressione definitiva.

Dopo la perdita del ducato di Ferrara da parte degli Estensi e la sua devoluzione al Papa, che lo governa attraverso i Legati Pontifici, dal 1631, sotto il Cardinale Legato Antonio Barberini, l'antico "Palazzo dell'Abate" viene parzialmente distrutto, privato delle ali nord (che arrivava fino a Palazzo Sfrisi), e sud (che attraversava via Rosario); il materiale di recupero - mattoni, marmi, colonne e quant'altro - sarà trasferito a Ferrara per costruire le case della cerchia parentale dei Barberini, famiglia al governo della città.

Nel corpo centrale dell'edificio, ormai gravemente degradato, continua a risiedere con la famiglia il "fattore" della Prepositura estense, la cui titolarità è però fortemente contestata dalla curia comacchiese che, nel 1663, ne ottiene il controllo ecclesiastico provvisorio, come vicaria attuale, e nel 1762 diventa proprietaria dell'edificio, insieme ai benefici connessi.

Da questo momento, il glorioso "Palazzo dell'Abate" di Pomposa diventa il "Palazzo del Vescovo".

A questa denominazione non è estraneo probabilmente il fatto che per la soluzione della questione vi si adoperò anche il codigorese Mons. Antonio Pandolfi, vescovo di Comacchio dal 1631 al 1648.

Agli inizi del 1700 la famiglia Cestari di Chioggia acquisisce dei terreni a Codigoro e, volendo risiedervi, ottengono dalla curia il permesso per poter restaurare quanto restava dell'antico palazzo.

Nel 1732, come riporta una iscrizione posta alla base della croce inserita nel fianco sud dell'edificio, il Palazzo viene restituito alla comunità codigorese nello splendore dello stile veneto che ancor oggi si può ammirare.

Teste di virili soldati, di fanciulle e di putti ornano le finestre della facciata, mentre nel piano nobile le quattro porte del salone centrale riportano stucchi rappresentativi delle arti che il proprietario prediligeva: musica, pittura, scultura, danza, architettura civile e militare, oltre che l'arma e il cesto di rose della casata, evidentemente premiata con il titolo nobiliare per questo intervento risanatore.

Dopo essere stato, tra fine '700 e inizio '800, sede dell'Ammiragliato del Volano, mentre Pomposa veniva acquistata dalla famiglia Guiccioli di Ravenna, nella prima metà dell'ottocento il palazzo viene ancora rivendicato dai comacchiesi e rientra nella piena disponibilità della curia.

Nel corso della prima guerra mondiale, il palazzo, tenuto dalla curia lungamente vuoto, viene occupato dalle famiglie dei profughi veneti sfollati in seguito alla battaglia di Caporetto (24 ottobre 1917), molte delle quali rimangono stabilmente nell'edificio fino alla fine degli anni '50.

Nel 1936 l'Abbazia di Pomposa viene unita alla diocesi di Comacchio.

All'inizio del 1960, il palazzo viene acquistato dal Comune di Codigoro che lo restaura (1976/78), e lo adibisce a Centro Culturale e sede della Biblioteca Comunale, a partire dal 1978.

Nel 2001 la biblioteca di Palazzo del Vescovo viene intitolata allo scrittore Giorgio Bassani e l'anno successivo vi si inaugura la sede della omonima Fondazione.
 
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Data ultimo aggiornamento: 24/05/2019
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