Cenni Storici
Fotografia storica di CodigoroLà dove il Goro nasceva alla sinistra del Volano, in tempi remotissimi, iniziò a formarsi Codigoro.
Circondata dalle acque, divenne ben presto dimora di poveri pescatori e cacciatori che compresero molto bene come fosse ottima cosa mettersi vicino alle vie d'acqua per smerciare i loro prodotti poiché, a quel tempo, le principali comunicazioni avvenivano via acqua ed un canale navigabile, collegato al mare, rappresentava una grande ricchezza.
Fu così che, a poco a poco, Codigoro divenne un posto frequentato ed abitato.
All'inizio del Sec. IX, un drappello di uomini approda nel territorio ferrarese a pochi chilometri da Codigoro, in una isola triangolare toccata dalle onde del mare Adriatico e dai fiumi Volano e Goro.
Le terre intorno incominciarono ad essere solcate da canali e, in pochi anni, diventarono rigogliose di messi.
Gli uomini in questione sono i Benedettini e il luogo è Pomposa.
All'inizio il nome di Codigoro era "Neroma", in seguito viene cambiato in "Caput Gauri" (Co - di - Goro), perché posto alla testa del Goro.
Codigoro entrò nell'orbita dell'Esarcato bizantino di Ravenna fino all'anno mille, per poi passare sotto il governo dell'"Insula Pomposiana", dove il benedettino Abate Pietro diede ai codigoresi, in enfiteusi, delle terre dell'isola pomposiana.
L'Abate pomposiano, vista la crescente importanza di Codigoro, ordinò di costruirvi una "casa" - dove esprimeva il governo politico, l'amministrazione economica e commerciale ancor oggi presente e conosciuta come il Palazzo del Vescovo.
Fotografia storica di CodigoroFin dal 1155 esisteva, sempre a Codigoro, una chiesa dedicata a S. Martino Vescovo di Tours con la qualifica di "Pieve", il che fa presupporre un nucleo di persone abbastanza importante.
Dalla vicina Ferrara, nel frattempo, la potenza Estense si espandeva e la pressione sull'Abbazia pomposiana, affinché cedesse terre e diritti, aumentavano ogni giorno. Purtroppo già nel 1152, con la rotta di Ficarolo, il Po si spostò a Nord ed il Volano, fino ad allora ramo principale, divenne secondario ed i canali, senza più quella forte spinta, cominciarono ad impantanarsi.
Iniziò così la fine, lenta ma inesorabile, del periodo aureo di Pomposa.
I Benedettini per l'insolubrità del luogo si ritirarono, l'insigne Abbazia rimase abbandonata ed anche Codigoro perse la sua importanza.
Nel 1464 Borso d'Este fece il primo tentativo di bonifica, dedicandosi soprattutto al miglioramento di una rete di scoli già esistenti.
La prima grande bonifica del territorio codigorese avvenne con la partecipazione dell'insigne idraulico ed architetto G.B. Aleotti.
Questa fu fatta da Nicolò Estense Tassoni e si concluse nel 1580.
Le chiaviche dell'Abate, a Mesola, e quelle dell'Agrifoglio, a Pomposa, mostrano ancora oggi la grandezza dell'impresa Estense, anche se i benefici non durarono a lungo.
In seguito, la Repubblica Veneta fece sboccare più a sud il Po di Levante, compromettendo il deflusso delle acque dei canali che, insieme all'abbassamento del terreno, rese vane le opere dei Signori di Ferrara.
Sempre nel 1598, con la morte di Alfonso II, subentrò la dominazione Pontificia che proseguirà, fatto salvo il periodo Napoleonico, fino all'Unità d'Italia.
Codigoro, nel frattempo, cominciò ad emanciparsi, liberandosi dai molteplici legami pomposiani-estensi che, se un giorno la rendevano forte e gloriosa, ora le tarpavano le ali.
Fotografia storica di CodigoroL'importanza che andò assumendo nella bassa ferrarese è indicata anche dalla istituzione della Fiera, un vero mercato di vendita e contratti operante già nel 1671.
Tra la metà e la fine dell'800, con la costruzione del primo impianto idrovoro, iniziarono le bonifiche e vennero prosciugati 56.000 ettari di terreno.
Per Codigoro, questo, significò lavoro, sviluppo e l'arrivo di tantissime famiglie dal Veneto e dalla Romagna.
 
Data ultimo aggiornamento: 14/11/2018
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