Talvolta i nostri lettori si
dilettano anche con la scrittura. Poesie, racconti o veri e propri
romanzi, sono il frutto di lettori giovani e meno giovani della
nostra biblioteca. A questi "creativi" vogliamo dare il
giusto spazio anche sulle nostre pagine web affinché anche gli
altri lettori possano conoscere e, magari condividere, queste
"segrete passioni". Buona lettura!
P.S. Ovviamente sono graditi suggerimenti, consigli ed anche i
vostri pareri sui testi presentati. Li potete indirizzare a:
biblioteca@comune.codigoro.fe.it
Naturalmente pubblicheremo anche le vostre lettere, ma anche, se
volete, i vostri scritti "creativi" che ci vorrete
mandare, dopo essere stati selezionati da una apposita commissione
di esperti.
I primi testi delle nostre
lettrici-"scrittrici", che presentiamo ora, sono quelli
di Lisa Viola Rossi (19 anni), e Laura Pappi (16 anni), ambedue
studentesse del Liceo Scientifico "Tullio Levi-Civita "
di Codigoro, rispettivamente di 5° A e 2° B, che si sono
aggiudicate i premi della decima edizione del "PREMIO SANDRO
PERTINI", messi in palio dalla associazione culturale
ferrarese dedicata allo statista Sandro Pertini, amatissimo
Presidente della Repubblica Italiana tra gli anni '70 e '80.
Il tema del concorso riservato agli studenti delle scuole
superiori della provincia di Ferrara era:
"Ferrara è la
quinta provincia in Italia per mortalità legata ad incidenti
stradali e molti di questi riguardano i giovani, Rappresentano
infatti la principale causa di morte fra gli adolescenti. La vita
del singolo deve essere vissuta con il rispetto della vita degli
altri. Cosa spinge l'adolescente, nonostante la battaglia delle
istituzioni e dei media, ad andare sempre oltre i limiti? Qual è
secondo voi, il ruolo dell'educazione alla sicurezza per adottare
comportamenti responsabili nella guida? Lo slogan potrebbe essere:
liberarsi dal rischio e scegliere con propria testa."

da sin.: Laura Pappi, la Prof. Lucia
Carrozza e Lisa Viola Rossi che mostra un volume di memore sul
Presidente Sandro Pertini
PREMIO: "SANDRO PERTINI"
- 10° edizione 2004
Vacanze di Natale. Anno
nuovo. Stessa serata come tutte le altre: gli stessi tre amici di
sempre, ci "polleggiamo" alla gelateria vuota della
stazione. Ci guardiamo negli occhi. Non sappiamo cosa trovare di
nuovo da raccontarci.
Uno
squillo. I ragazzi di una compagnia del nostro paese ci chiamano per
chiedere come ce la passiamo. Decidiamo di incontrarci. Olè,
qualcosa romperà la monotonia di questa serata amorfa.
Arrivano, sono più grandi di noi di un anno, che figo! Due di loro
hanno già la patente da qualche mese.
Ci fanno vedere le loro macchine nuove, non proprio nuove. Si esce e
si entra a turno per vedere le autoradio e tutto il complesso
stereo...
Qualcosa
di diverso, ma che noia. Stesso parcheggio della stazione, stesse
battute che escono tristi. E poi la proposta: Perché non andiamo al
pub? Mi scatta subito la mia buona coscienza: bene, saluta tutti e
torna subito a casa a letto. Sono quasi le undici, tra poco più di
un'ora ho il coprifuoco…! Ma... come lo dico: non posso! Dovrei
tornare!…? E soprattutto, come lo dico alla mia buona coscienza
che, per una volta, voglio uscire fuori dalla prigione della ragazza
perfettina in cui i miei amici ormai mi inquadrano? Ho voglia di
fare qualcosa che non si può, per dimostrare a me stessa che anche
io posso.
Il
fascino del proibito, mi induce all'occhiata d'intesa con i miei
amici e saliamo, entusiasti, in auto. Si parte. Guida bene il
ragazzo, ormai ha la patente da tre mesi e ha sempre guidato con suo
padre. Sono tranquilla. In pub si passa una serata diversa e,
soprattutto per questo, divertente. Si beve e si mangia qualcosa e
troviamo un sacco di argomenti per fare quattro chiacchiere. Il pub
è bello, è la prima volta che ho l'occasione di andarci. Mi sento
rilassata e spensierata.
E' quasi
l'una. Ora di tornare anche per gli altri, la stanchezza comincia a
farsi sentire. Il mio cellulare mi avverte di diverse chiamate dal
numero di casa. Me ne ero praticamente dimenticata ed è la prima
volta che faccio qualcosa senza il permesso dei miei genitori.
Meglio spegnere nuovamente il cellulare. Cosa dirò loro? Ci
penserò quando arrivo! Saliamo nelle due diverse macchine, per
tornare. Musica a tutto volume per caricarci e finire la serata in
un clima forte, quello della mia prima "trasgressione".
Due sorpassi in curva. Una leggera nebbia che sale dal canale e
dalla campagna, la strada bagnata. Pochi chilometri ancora... Il
ragazzo che guida si mette a fare lo stupido seguendo il ritmo della
musica. Il mio amico seduto accanto a lui lo avverte di tenere le
mani sul volante.
Ecco: la
prima sbandata. Io sono dietro accanto a un ragazzo simpatico che
non conosco tanto. Seconda sbandata: ecco, mi sento scivolare in un
vortice fatto di mille immagini simultanee che mi si fissano nella
mente: il ragazzo alla guida che urla "Rischioooo!" e che
gira il volante in un modo che non capisco; il mio amico davanti a
me immobile, che lo guarda… Lancio un'occhiata fuori dal
finestrino e tutto gira, gira, gira…
Immobilità.
Silenzio. Respiri. Apro gli occhi; guardo il ragazzo che mi sta a
fianco. Un sorriso. Il ragazzo che guidava ci chiede: Come va?
Benissimo! rispondiamo. Mi è sembrato un momento onirico,
lontanissimo, è stato quasi…bello. Strano.
Uno
squillo. I ragazzi sull'altra macchina ci chiamano. Immagino che ci
abbiano visto sbandare. E invece, la prima cosa che ci dicono è:
Tornate, siamo con la macchina nel fosso. Da non crederci! A
distanza di pochi secondi, o probabilmente in contemporanea, a
distanza di trecento metri gli uni dagli altri, abbiamo fatto due
incidenti su due macchine diverse e, per di più, senza che ci fosse
l'intervento di cause esterne.
Olè!
Qualcosa ha rotto la monotonia di questa serata amorfa. Sì, ma ha
anche rotto qualcosa dentro di me. La nostra macchina riparte senza
problemi, ma gli altri ragazzi dovranno aspettare l'arrivo dei loro
genitori.
Nell'avviarci
verso casa avverto un malessere fortissimo che si localizza in
fondo, nel petto, nel cuore. L'aver tradito la fiducia dei miei
genitori mi fa sentire sempre peggio e realizzo a poco a poco che
cosa ho rischiato negli istanti del vortice. Un peso inconcepibile
mi affligge e il coraggio che prima avevo si dissolve:
l'impossibilità di affrontare lo sguardo dei miei genitori si fa
più concreta. Ho tradito proprio loro, che avevano posto la loro
fiducia su di me.
Ma come
ho fatto? mi chiedo, io che ho sempre creduto all'importante ruolo
che per me avevano avuto figure come loro nella mia educazione, che
mi hanno sempre insegnato a prendermi le mie responsabilità nelle
diverse scelte?
Da cinque mesi ho la patente. Spesso ho la
macchina dei miei genitori a disposizione, ma purtroppo non la posso
ancora guidare la notte e soprattutto fuori paese, a meno che non
sia assolutamente necessario. Questi i limiti imposti dai miei che,
nonostante la quasi rigidità, ritengo giusti.
Alcuni miei amici hanno avuto in regalo
macchine nuove già parecchie settimane prima di conquistarsi la
patente. Pochi giorni fa ho rischiato di essere investita mentre ero
in sella alla mia bicicletta proprio nel cortile della scuola,
proprio dalla macchina guidata da chi aveva preso la patente venti
minuti prima di me.
Questo mi ha fatto realizzare quanto
l'educazione della scuola-guida, che ci prepara ad ottenere la
patente, sia superficiale e incompleta.
Invece, poche settimane fa, ho assistito a
scuola ad una interessante presentazione-lezione di un corso di
guida-sicura. Interessante sicuramente, ma molto esclusivo per i
prezzi ai quali esso è offerto.
Dei ragazzi, che hanno dato la maggioranza
delle risposte giuste ad un test che ci era stato consegnato, hanno
vinto due giornate di corso. Ragazzi fortunati!
I mass media e la scuola possono fare
moltissimo per determinare un certo grado di responsabilità,
mettendo i ragazzi di fronte ai doveri che devono assumersi quando
sono alla guida di una automobile. Sono responsabilità che
riguardano sé stessi ma anche gli altri: sconosciuti o gli stessi
amici che ti siedono a fianco e ripongono fiducia in te, mentre
guidi.
L'altro giorno ho accompagnato una mia
amica in macchina a casa. Ero molto più tesa di quanto non lo sia
quando mi trovo a guidare da sola. Sapevo che dovevo guidare bene,
soprattutto in quel momento.Credo fermamente che la vita vissuta in
condizioni di sicurezza dia molte più certezze di divertimento che
una trascorsa sfiorando il limite, che ti può assicurare solo
rischi: il rischio di non avere più la fiducia di chi ti ama e il
rischio di farlo soffrire. Per questo mio modo di vedere le cose, di
assumermi le mie responsabilità, credo che devo ringraziare
solamente la mia personale esperienza e nessuna istituzione ad di
fuori della mia famiglia. Ritengo di essere stata fortunata per aver
provato da vicino il sapore della paura e per aver avuto una
famiglia che ha creduto in me e che mi ha responsabilizzata in ogni
mia scelta e azione e che mi ha fatto conoscere i rischi ai quali
sarei andata incontro prendendo una decisione piuttosto che
un'altra.
LISA VIOLA ROSSI
(Premio Speciale in memoria dell'Avv. Silvio Carletti)
PREMIO: "SANDRO
PERTINI"- 10° edizione 2004
Guardando fuori dalla
finestra il mio sguardo si posa su quella casa con le tende bianche,
è una bella casa grande e luminosa, i miei occhi vengono attratti
dalla luce di una candela posta sul davanzale della finestra più
alta, attraverso la tenda qualche giorno fa avrei potuto vedere un
ragazzo che studiava. Lo conoscevo poco benché abitassimo nella
stessa via, Matteo aveva 19 anni appena compiuti, alto, capelli e
occhi neri e un viso molto dolce, adesso invece non ha più niente.
Era sabato sera e verso mezzanotte tornando da una serata con gli
amici lo vidi che partiva con la sua macchina per andare a ballare,
mi fece un cenno con il capo e gli sorrisi, quella fu l'ultima volta
che lo vidi.
La mattina seguente andai a prendere il pranzo da mia nonna (che
abita di fronte a me) e notai che la macchina di Matteo non era nel
garage, poi vidi sua madre uscire piangendo, subito dopo vidi suo
padre che la rincorse, le afferrò un braccio e la strinse a sé;
lei urlò e tornarono in casa, capii subito cosa era successo e ne
restai sconvolta. Pochi giorni dopo si scoprì che Matteo era morto
per colpa di un'altra persona (lui era un ragazzo praticamente
perfetto non beveva, non fumava e aveva la testa sulle spalle),
infatti mentre tornava da Ferrara una macchina che marciava in senso
opposto sbandò colpendo la macchina del mio vicino che finì nel
canale.
Mentre guardo quella candela che ogni mattina viene diligentemente
sostituita dalla mamma di Matteo distrutta dal dolore, penso al
perché un ragazzo così perbene debba pagare per la stupidità
degli altri.
Tre mesi dopo al compleanno di Matteo il parroco celebrò una messa
di commemorazione nella quale fece una lunga omelia sui rischi della
velocità sulla strada e mentre egli parlava entrò in chiesa un
ragazzo in sedia a rotelle con un braccio fasciato, aveva il viso
pieno di lacrime e la vita sembrava aver abbandonato i suoi occhi, i
nostri sguardi si incrociarono e lui abbozzò un sorriso, la messa
finì e io tornai a casa.
Mentre percorrevo il viale alberato sentii qualcuno urlare:
"Ehi tu, aspetta!" mi girai, era il ragazzo in sedia a
rotelle, mi fermai e quando mi raggiunse disse:
"Lo conoscevi?"
"Era il mio vicino di casa e tu?"
"Io l'ho ucciso" solo in quel momento realizzai il perché
fosse in quelle condizioni, quello era il ragazzo che aveva portato
via la vita al mio amico, guardandolo avrei dovuto provare rabbia,
invece così ridotto mi faceva solo pena.
"Ora non ci pensare, mi chiamo Laura e tu?"
"Gianluca".
"Posso chiederti di raccontarmi la tua serata di sabato? Vorrei
capire i motivi che ti hanno spinto ad andare così veloce!"
"Nessuno mi ha fatto questa domanda, sono tutti pronti a
giudicare e a darmi dell'assassino, vieni siediti che ti racconto:
ero andato a ballare in una discoteca con alcuni amici, c'era anche
Francesca la ragazza di cui ero follemente innamorato, iniziai a
ballare e le chiesi di stare lì con me ma lei rifiutò bruscamente,
vedendomi un po' affranto un mio amico si avvicinò e mi mise in
bocca una pasticca dicendo che dopo poco mi sarei sentito meglio.
Qualche minuto dopo iniziai a non distinguere bene i contorni delle
cose, sentivo i suoni attutiti e iniziai a sudare, decisi di andare
a prendermi da bere e al bar ordinai una vodka alla menta, mi fece
stare meglio così ne ordinai altre tre.
Alle cinque di mattina ero completamente ubriaco ma per fare vedere
a Francesca che niente e nessuno avrebbe potuto intimorirmi scommisi
con gli amici che sarei riuscito ad arrivare a casa ai 150 km\h,
appena partito mi accorsi che non riuscivo neppure a distinguere la
strada dalla campagna e a stento riconoscevo la riga bianca del
mezzo però, guardando dallo specchietto retrovisore, vidi la
macchina di Francesca avvicinarsi così misi 'Master of puppets' dei
Metallica e accelerai, ma alla prima curva vidi una macchina che mi
veniva incontro, la luce mi accecò e adesso sono qui e lui e
là" disse quel ragazzo indicando il corteo di persone che si
dirigeva verso il cimitero.
"I tuoi amici ti hanno aiutato?"
"Quali amici? Ora non ho più nessuno, sei la prima persona che
parla con me è che è disposta ad ascoltarmi, prima ero in un
gruppo di 10 ragazzi e 8 ragazze, agli altri piaceva molto sballare
il sabato sera, facevano uso di droghe pesanti abitualmente, davano
l'idea di essere supereroi, le ragazze erano tutte ai loro piedi,
non si vergognavano di ballare sul cubo e a fine serata non erano
nemmeno stanchi, mi ricordo una notte, Riccardo un ragazzo di 23
anni (che ha i genitori tutti e due medici, quindi presumibilmente
due persone intelligenti che conoscono i rischi della droga) aveva
quasi 700 € in tasca e offrì pasticche a tutti"
"Quindi pensi che molte volte sia anche colpa dei
genitori?"
"Certo, ci sono genitori che danno tantissimi soldi ai figli,
credendo così facendo di conquistare il loro amore, oppure ci sono
i genitori che trascurano i figli che, sentendosi messi da parte,
cercano di sballare e dimenticare in qualche modo."
"Ma voi conoscevate i rischi della droga? Scusa per tutte
queste domande, ma sono curiosa di sapere come la pensano i ragazzi
più grandi"
"Tranquilla, a me fa piacere risponderti, io sapevo i rischi
delle anfetamine come lo sapevano i miei amici, ma non ce ne
importava molto, in disco non interessa a nessuno se in futuro
potrai avere dei problemi basta farti vedere bello."
"Quanto devi stare sulla sedia a rotelle?"
"Non potrò più camminare, sarò costretto a stare qui seduto
per tutta la vita, mi sono rovinato l'esistenza per una
pasticca"
"Adesso però ti sei reso conto che la tua vita poteva essere
rovinata comunque da falsi amici"
"Si, ma cosa mi rimane?"
"Ti rimane la prospettiva del poterti creare un'altra vita
migliore di quella che avevi prima".
Così quello strano ragazzo ed io diventammo grandi amici, insieme
decidemmo di attuare una 'campagna' contro la droga e due giorni a
settimana ci fermavamo all'ospedale S.Giorgio per portare conforto e
per ascoltare ragazzi che come lui avevano pagato a loro spese il
voler risultare diversi da quello che erano.
Ho ascoltato molte storie, gente che si drogava per noia perché nel
nostro paese mancano posti di ritrovo semplici e senza secondi fini,
gente che voleva provare esperienze nuove e poi non era più
riuscita a smettere e gente che iniziava per scommessa.
Nessuno potrà far tornare in vita Matteo, però ogni tanto guardo
la finestra più alta di quella bella casa e vedo la candela, sempre
accesa, penso che gli incidenti stradali sono un nemico difficile da
battere, ma aiutando i giovani a capire che sono speciali per quello
che sono e che non hanno bisogno di dimostrarsi supereroi (perché
quelli esistono solo nei film) possiamo distruggere questo nemico,
basta un po' di carità senza bisogno di giudicare per fare capire a
qualcuno che sta sbagliando.
INSIEME POSSIAMO FARCELA
Dedicato a tutti quei
ragazzi che sono morti come Matteo, e a quei ragazzi come Gianluca
che hanno dovuto rovinarsi la vita per capire che stavano
sbagliando.
LAURA PAPPI
(Premio Speciale in memoria dell'Avv. Renzo Santini)
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