Biblioteca Comunale

 

 

BIBLIOTECA COMUNALE
GIORGIO BASSANI

SPAZIO LETTORI-SCRITTORI

 

Talvolta i nostri lettori si dilettano anche con la scrittura. Poesie, racconti o veri e propri romanzi, sono il frutto di lettori giovani e meno giovani della nostra biblioteca. A questi "creativi" vogliamo dare il giusto spazio anche sulle nostre pagine web affinché anche gli altri lettori possano conoscere e, magari condividere, queste "segrete passioni". Buona lettura!
P.S. Ovviamente sono graditi suggerimenti, consigli ed anche i vostri pareri sui testi presentati. Li potete indirizzare a: biblioteca@comune.codigoro.fe.it
Naturalmente pubblicheremo anche le vostre lettere, ma anche, se volete, i vostri scritti "creativi" che ci vorrete mandare, dopo essere stati selezionati da una apposita commissione di esperti.

I primi testi delle nostre lettrici-"scrittrici", che presentiamo ora, sono quelli di Lisa Viola Rossi (19 anni), e Laura Pappi (16 anni), ambedue studentesse del Liceo Scientifico "Tullio Levi-Civita " di Codigoro, rispettivamente di 5° A e 2° B, che si sono aggiudicate i premi della decima edizione del "PREMIO SANDRO PERTINI", messi in palio dalla associazione culturale ferrarese dedicata allo statista Sandro Pertini, amatissimo Presidente della Repubblica Italiana tra gli anni '70 e '80.
Il tema del concorso riservato agli studenti delle scuole superiori della provincia di Ferrara era:

"Ferrara è la quinta provincia in Italia per mortalità legata ad incidenti stradali e molti di questi riguardano i giovani, Rappresentano infatti la principale causa di morte fra gli adolescenti. La vita del singolo deve essere vissuta con il rispetto della vita degli altri. Cosa spinge l'adolescente, nonostante la battaglia delle istituzioni e dei media, ad andare sempre oltre i limiti? Qual è secondo voi, il ruolo dell'educazione alla sicurezza per adottare comportamenti responsabili nella guida? Lo slogan potrebbe essere: liberarsi dal rischio e scegliere con propria testa."


da sin.: Laura Pappi, la Prof. Lucia Carrozza e Lisa Viola Rossi che mostra un volume di memore sul Presidente Sandro Pertini













PREMIO: "SANDRO PERTINI" - 10° edizione 2004

Vacanze di Natale. Anno nuovo. Stessa serata come tutte le altre: gli stessi tre amici di sempre, ci "polleggiamo" alla gelateria vuota della stazione. Ci guardiamo negli occhi. Non sappiamo cosa trovare di nuovo da raccontarci.
     Uno squillo. I ragazzi di una compagnia del nostro paese ci chiamano per chiedere come ce la passiamo. Decidiamo di incontrarci. Olè, qualcosa romperà la monotonia di questa serata amorfa.
Arrivano, sono più grandi di noi di un anno, che figo! Due di loro hanno già la patente da qualche mese.
Ci fanno vedere le loro macchine nuove, non proprio nuove. Si esce e si entra a turno per vedere le autoradio e tutto il complesso stereo...
     Qualcosa di diverso, ma che noia. Stesso parcheggio della stazione, stesse battute che escono tristi. E poi la proposta: Perché non andiamo al pub? Mi scatta subito la mia buona coscienza: bene, saluta tutti e torna subito a casa a letto. Sono quasi le undici, tra poco più di un'ora ho il coprifuoco…! Ma... come lo dico: non posso! Dovrei tornare!…? E soprattutto, come lo dico alla mia buona coscienza che, per una volta, voglio uscire fuori dalla prigione della ragazza perfettina in cui i miei amici ormai mi inquadrano? Ho voglia di fare qualcosa che non si può, per dimostrare a me stessa che anche io posso.
     Il fascino del proibito, mi induce all'occhiata d'intesa con i miei amici e saliamo, entusiasti, in auto. Si parte. Guida bene il ragazzo, ormai ha la patente da tre mesi e ha sempre guidato con suo padre. Sono tranquilla. In pub si passa una serata diversa e, soprattutto per questo, divertente. Si beve e si mangia qualcosa e troviamo un sacco di argomenti per fare quattro chiacchiere. Il pub è bello, è la prima volta che ho l'occasione di andarci. Mi sento rilassata e spensierata.
     E' quasi l'una. Ora di tornare anche per gli altri, la stanchezza comincia a farsi sentire. Il mio cellulare mi avverte di diverse chiamate dal numero di casa. Me ne ero praticamente dimenticata ed è la prima volta che faccio qualcosa senza il permesso dei miei genitori. Meglio spegnere nuovamente il cellulare. Cosa dirò loro? Ci penserò quando arrivo! Saliamo nelle due diverse macchine, per tornare. Musica a tutto volume per caricarci e finire la serata in un clima forte, quello della mia prima "trasgressione". Due sorpassi in curva. Una leggera nebbia che sale dal canale e dalla campagna, la strada bagnata. Pochi chilometri ancora... Il ragazzo che guida si mette a fare lo stupido seguendo il ritmo della musica. Il mio amico seduto accanto a lui lo avverte di tenere le mani sul volante.
     Ecco: la prima sbandata. Io sono dietro accanto a un ragazzo simpatico che non conosco tanto. Seconda sbandata: ecco, mi sento scivolare in un vortice fatto di mille immagini simultanee che mi si fissano nella mente: il ragazzo alla guida che urla "Rischioooo!" e che gira il volante in un modo che non capisco; il mio amico davanti a me immobile, che lo guarda… Lancio un'occhiata fuori dal finestrino e tutto gira, gira, gira…
     Immobilità. Silenzio. Respiri. Apro gli occhi; guardo il ragazzo che mi sta a fianco. Un sorriso. Il ragazzo che guidava ci chiede: Come va? Benissimo! rispondiamo. Mi è sembrato un momento onirico, lontanissimo, è stato quasi…bello. Strano.
     Uno squillo. I ragazzi sull'altra macchina ci chiamano. Immagino che ci abbiano visto sbandare. E invece, la prima cosa che ci dicono è: Tornate, siamo con la macchina nel fosso. Da non crederci! A distanza di pochi secondi, o probabilmente in contemporanea, a distanza di trecento metri gli uni dagli altri, abbiamo fatto due incidenti su due macchine diverse e, per di più, senza che ci fosse l'intervento di cause esterne.
     Olè! Qualcosa ha rotto la monotonia di questa serata amorfa. Sì, ma ha anche rotto qualcosa dentro di me. La nostra macchina riparte senza problemi, ma gli altri ragazzi dovranno aspettare l'arrivo dei loro genitori.
     Nell'avviarci verso casa avverto un malessere fortissimo che si localizza in fondo, nel petto, nel cuore. L'aver tradito la fiducia dei miei genitori mi fa sentire sempre peggio e realizzo a poco a poco che cosa ho rischiato negli istanti del vortice. Un peso inconcepibile mi affligge e il coraggio che prima avevo si dissolve: l'impossibilità di affrontare lo sguardo dei miei genitori si fa più concreta. Ho tradito proprio loro, che avevano posto la loro fiducia su di me.
     Ma come ho fatto? mi chiedo, io che ho sempre creduto all'importante ruolo che per me avevano avuto figure come loro nella mia educazione, che mi hanno sempre insegnato a prendermi le mie responsabilità nelle diverse scelte?
     Da cinque mesi ho la patente. Spesso ho la macchina dei miei genitori a disposizione, ma purtroppo non la posso ancora guidare la notte e soprattutto fuori paese, a meno che non sia assolutamente necessario. Questi i limiti imposti dai miei che, nonostante la quasi rigidità, ritengo giusti.
     Alcuni miei amici hanno avuto in regalo macchine nuove già parecchie settimane prima di conquistarsi la patente. Pochi giorni fa ho rischiato di essere investita mentre ero in sella alla mia bicicletta proprio nel cortile della scuola, proprio dalla macchina guidata da chi aveva preso la patente venti minuti prima di me.
     Questo mi ha fatto realizzare quanto l'educazione della scuola-guida, che ci prepara ad ottenere la patente, sia superficiale e incompleta.
     Invece, poche settimane fa, ho assistito a scuola ad una interessante presentazione-lezione di un corso di guida-sicura. Interessante sicuramente, ma molto esclusivo per i prezzi ai quali esso è offerto.
     Dei ragazzi, che hanno dato la maggioranza delle risposte giuste ad un test che ci era stato consegnato, hanno vinto due giornate di corso. Ragazzi fortunati!
     I mass media e la scuola possono fare moltissimo per determinare un certo grado di responsabilità, mettendo i ragazzi di fronte ai doveri che devono assumersi quando sono alla guida di una automobile. Sono responsabilità che riguardano sé stessi ma anche gli altri: sconosciuti o gli stessi amici che ti siedono a fianco e ripongono fiducia in te, mentre guidi.
     L'altro giorno ho accompagnato una mia amica in macchina a casa. Ero molto più tesa di quanto non lo sia quando mi trovo a guidare da sola. Sapevo che dovevo guidare bene, soprattutto in quel momento.Credo fermamente che la vita vissuta in condizioni di sicurezza dia molte più certezze di divertimento che una trascorsa sfiorando il limite, che ti può assicurare solo rischi: il rischio di non avere più la fiducia di chi ti ama e il rischio di farlo soffrire. Per questo mio modo di vedere le cose, di assumermi le mie responsabilità, credo che devo ringraziare solamente la mia personale esperienza e nessuna istituzione ad di fuori della mia famiglia. Ritengo di essere stata fortunata per aver provato da vicino il sapore della paura e per aver avuto una famiglia che ha creduto in me e che mi ha responsabilizzata in ogni mia scelta e azione e che mi ha fatto conoscere i rischi ai quali sarei andata incontro prendendo una decisione piuttosto che un'altra.

LISA VIOLA ROSSI                    
(Premio Speciale in memoria dell'Avv. Silvio Carletti)










PREMIO: "SANDRO PERTINI"- 10° edizione 2004

Guardando fuori dalla finestra il mio sguardo si posa su quella casa con le tende bianche, è una bella casa grande e luminosa, i miei occhi vengono attratti dalla luce di una candela posta sul davanzale della finestra più alta, attraverso la tenda qualche giorno fa avrei potuto vedere un ragazzo che studiava. Lo conoscevo poco benché abitassimo nella stessa via, Matteo aveva 19 anni appena compiuti, alto, capelli e occhi neri e un viso molto dolce, adesso invece non ha più niente.
Era sabato sera e verso mezzanotte tornando da una serata con gli amici lo vidi che partiva con la sua macchina per andare a ballare, mi fece un cenno con il capo e gli sorrisi, quella fu l'ultima volta che lo vidi.
La mattina seguente andai a prendere il pranzo da mia nonna (che abita di fronte a me) e notai che la macchina di Matteo non era nel garage, poi vidi sua madre uscire piangendo, subito dopo vidi suo padre che la rincorse, le afferrò un braccio e la strinse a sé; lei urlò e tornarono in casa, capii subito cosa era successo e ne restai sconvolta. Pochi giorni dopo si scoprì che Matteo era morto per colpa di un'altra persona (lui era un ragazzo praticamente perfetto non beveva, non fumava e aveva la testa sulle spalle), infatti mentre tornava da Ferrara una macchina che marciava in senso opposto sbandò colpendo la macchina del mio vicino che finì nel canale.
Mentre guardo quella candela che ogni mattina viene diligentemente sostituita dalla mamma di Matteo distrutta dal dolore, penso al perché un ragazzo così perbene debba pagare per la stupidità degli altri.
Tre mesi dopo al compleanno di Matteo il parroco celebrò una messa di commemorazione nella quale fece una lunga omelia sui rischi della velocità sulla strada e mentre egli parlava entrò in chiesa un ragazzo in sedia a rotelle con un braccio fasciato, aveva il viso pieno di lacrime e la vita sembrava aver abbandonato i suoi occhi, i nostri sguardi si incrociarono e lui abbozzò un sorriso, la messa finì e io tornai a casa.
Mentre percorrevo il viale alberato sentii qualcuno urlare:
"Ehi tu, aspetta!" mi girai, era il ragazzo in sedia a rotelle, mi fermai e quando mi raggiunse disse:
"Lo conoscevi?"
"Era il mio vicino di casa e tu?"
"Io l'ho ucciso" solo in quel momento realizzai il perché fosse in quelle condizioni, quello era il ragazzo che aveva portato via la vita al mio amico, guardandolo avrei dovuto provare rabbia, invece così ridotto mi faceva solo pena.
"Ora non ci pensare, mi chiamo Laura e tu?"
"Gianluca".
"Posso chiederti di raccontarmi la tua serata di sabato? Vorrei capire i motivi che ti hanno spinto ad andare così veloce!"
"Nessuno mi ha fatto questa domanda, sono tutti pronti a giudicare e a darmi dell'assassino, vieni siediti che ti racconto:
ero andato a ballare in una discoteca con alcuni amici, c'era anche Francesca la ragazza di cui ero follemente innamorato, iniziai a ballare e le chiesi di stare lì con me ma lei rifiutò bruscamente, vedendomi un po' affranto un mio amico si avvicinò e mi mise in bocca una pasticca dicendo che dopo poco mi sarei sentito meglio. Qualche minuto dopo iniziai a non distinguere bene i contorni delle cose, sentivo i suoni attutiti e iniziai a sudare, decisi di andare a prendermi da bere e al bar ordinai una vodka alla menta, mi fece stare meglio così ne ordinai altre tre.
Alle cinque di mattina ero completamente ubriaco ma per fare vedere a Francesca che niente e nessuno avrebbe potuto intimorirmi scommisi con gli amici che sarei riuscito ad arrivare a casa ai 150 km\h, appena partito mi accorsi che non riuscivo neppure a distinguere la strada dalla campagna e a stento riconoscevo la riga bianca del mezzo però, guardando dallo specchietto retrovisore, vidi la macchina di Francesca avvicinarsi così misi 'Master of puppets' dei Metallica e accelerai, ma alla prima curva vidi una macchina che mi veniva incontro, la luce mi accecò e adesso sono qui e lui e là" disse quel ragazzo indicando il corteo di persone che si dirigeva verso il cimitero.
"I tuoi amici ti hanno aiutato?"
"Quali amici? Ora non ho più nessuno, sei la prima persona che parla con me è che è disposta ad ascoltarmi, prima ero in un gruppo di 10 ragazzi e 8 ragazze, agli altri piaceva molto sballare il sabato sera, facevano uso di droghe pesanti abitualmente, davano l'idea di essere supereroi, le ragazze erano tutte ai loro piedi, non si vergognavano di ballare sul cubo e a fine serata non erano nemmeno stanchi, mi ricordo una notte, Riccardo un ragazzo di 23 anni (che ha i genitori tutti e due medici, quindi presumibilmente due persone intelligenti che conoscono i rischi della droga) aveva quasi 700 € in tasca e offrì pasticche a tutti"
"Quindi pensi che molte volte sia anche colpa dei genitori?"
"Certo, ci sono genitori che danno tantissimi soldi ai figli, credendo così facendo di conquistare il loro amore, oppure ci sono i genitori che trascurano i figli che, sentendosi messi da parte, cercano di sballare e dimenticare in qualche modo."
"Ma voi conoscevate i rischi della droga? Scusa per tutte queste domande, ma sono curiosa di sapere come la pensano i ragazzi più grandi"
"Tranquilla, a me fa piacere risponderti, io sapevo i rischi delle anfetamine come lo sapevano i miei amici, ma non ce ne importava molto, in disco non interessa a nessuno se in futuro potrai avere dei problemi basta farti vedere bello."
"Quanto devi stare sulla sedia a rotelle?"
"Non potrò più camminare, sarò costretto a stare qui seduto per tutta la vita, mi sono rovinato l'esistenza per una pasticca"
"Adesso però ti sei reso conto che la tua vita poteva essere rovinata comunque da falsi amici"
"Si, ma cosa mi rimane?"
"Ti rimane la prospettiva del poterti creare un'altra vita migliore di quella che avevi prima".
Così quello strano ragazzo ed io diventammo grandi amici, insieme decidemmo di attuare una 'campagna' contro la droga e due giorni a settimana ci fermavamo all'ospedale S.Giorgio per portare conforto e per ascoltare ragazzi che come lui avevano pagato a loro spese il voler risultare diversi da quello che erano.
Ho ascoltato molte storie, gente che si drogava per noia perché nel nostro paese mancano posti di ritrovo semplici e senza secondi fini, gente che voleva provare esperienze nuove e poi non era più riuscita a smettere e gente che iniziava per scommessa.
Nessuno potrà far tornare in vita Matteo, però ogni tanto guardo la finestra più alta di quella bella casa e vedo la candela, sempre accesa, penso che gli incidenti stradali sono un nemico difficile da battere, ma aiutando i giovani a capire che sono speciali per quello che sono e che non hanno bisogno di dimostrarsi supereroi (perché quelli esistono solo nei film) possiamo distruggere questo nemico, basta un po' di carità senza bisogno di giudicare per fare capire a qualcuno che sta sbagliando.
INSIEME POSSIAMO FARCELA

Dedicato a tutti quei ragazzi che sono morti come Matteo, e a quei ragazzi come Gianluca che hanno dovuto rovinarsi la vita per capire che stavano sbagliando.

LAURA PAPPI                          
(Premio Speciale in memoria dell'Avv. Renzo Santini)