Chiesa di San Martino
 

La prima chiesa, costruita nel 1155, in stile romanico, fu costruita dai Benedettini di Pomposa; nel 1253 fu poi eretto il campanile e proprio cimitero. I successivi rifacimenti avvennero per opere finanziate dal comune e da nobili famiglie codigoresi, tra cui un ampliamento importante nel 1535 che ne mutarono completamente l’aspetto, ad eccezione del campanile (dichiarato monumento nazionale): vi erano 7 altari di legno e il maggiore era in marmo; ad un’unica navata con capriate lignee e con coro in noce con stalli dipinti e un grande organo; era inoltre provvista di battistero, custodiva numerosi dipinti.

Le molteplici sistemazioni della chiesa, che necessitava infatti di continue manutenzioni, si protrassero nel tempo fino alla inevitabile chiusura per problemi di salvaguardia.

La chiesa è oggi opera di ricostruzione degli anni Cinquanta, poiché il precedente edificio fu fatto abbattere nel 1917 e il campanile nel 1918, dopo aspre polemiche.

 

 

Quando fu decretato l’abbattimento, la gran parte di opere in essa contenute furono disperse e altre vendute alla Galleria degli Uffici di Firenze come i due noti dipinti la “Vergine in trono e i Santi Martino e Rosalia” di Benvenuto Tisi detto il Garofalo (1476 – 1559) e la “Madonna in gloria fra S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista” di Giovanni Luteri, più noto come Dosso Dossi (1479 – 1542). Alcuni altari lignei della chiesa sono nelle Chiesa di San Giovanni Bosco a Bologna, a Riolo Terme e un altro fu acquistato per la chiesa di San Michele a Faenza e si trova nella cappella dedicata a Sant’Anna. Una parte degli stalli dipinti sono invece nella cappella della Prefettura a Bologna.

 

 

Al suo interno è inoltre conservato il Compianto in terracotta policroma di artista anonimo: le 4 statue superstiti, perché purtroppo quella del Cristo è andata perduta, furono ritrovate casualmente nell’aprile del 1988 nell’ex asilo di via Rosario, durante i lavori di costruzione dell’attuale Centro Sociale Anziani. Il compianto, una tipica rappresentazione sacra a grandezza naturale che cominciò ad affermarsi in area padano-veneta, dalla seconda metà del ‘400, apparteneva, infatti, alla Chiesa del Rosario.