La riforma musicale di Guido monaco Pomposiano detto d'Arezzo
 

Poco sappiamo della vita di Guido, possiamo però ricavare alcune informazioni dai suoi scritti e dalla storia dei personaggi con i quali egli ebbe a che fare nel corso della sua vita.

Gli storici vogliono che Guido sia nato tra il 990 e il 1000, non si sa dove, anche se lui stesso afferma di essere nato nel territorio di Pomposa "in pago pomposiano exhortus".

A Pomposa sarebbe morto verso il 1050, dopo essere stato rappresentante degli interessi pomposiani a Ravenna.

Lo troviamo a Pomposa quando priore era il monaco Martino ed abate era Guido degli Strambiati, diventato poi San Guido, che governò il monastero dal 1008 al 1046.

Forse Guido, che chiameremo "musico" per non confonderlo con San Guido, entrò nel monastero giovanissimo intorno al 1013. Assunto l’abito monastico, ebbe l’incarico dall’abate di istruire i più giovani nel canto.

Notizie sulla sua permanenza a Pomposa si ricavano dalla lettera che Guido musico scrisse all’amico monaco Michele che lo chiamerà “dolcissimo fratello”, San Guido “padre mio e parte dell’anima mia” e il priore Martino “mio grande sostegno“.

A Pomposa Guido musico maturò la grande invenzione del rigo musicale-ditonale rinnovando la pedagogia musicale che è arrivata fino a noi.

Prima della riforma di Guido era necessario che il maestro facesse udire la melodia e gli allievi l’apprendessero con continue e laboriose ripetizioni. I neumi erano indicati sulle singole sillabe del testo come semplici segni convenzionali, senza alcuna indicazione di grado e di intervallo tra una nota e l’altra. Guido trovò la maniera di scrivere i neumi in modo tale che chiunque, senza l’ausilio del maestro e senza impiegare molto tempo, potesse leggere, capire ed interpretare gli intervalli dei toni e dei semitoni. A tale scopo Guido segnò con colori speciali le linee del DO e del FA per dar modo al cantore di discernere prontamente la posizione dei due semitoni MI-FA e SI-DO; appose le lettere “chiavi” davanti al rigo per fissare con chiarezza la posizione dei toni e semitoni, offrì all’allievo un “parametro”, cioè l’inno di S. Giovanni Battista, che contiene le note dell’esacordo, e che costituiva così un facile esempio di solfeggio.

La scoperta di Guido rappresentava una vera rivoluzione, ma i monaci pomposiani, ad eccezione di pochi, erano tenacemente legati alla vecchia tradizione. Irriducibili, sollevarono proteste e fomentarono avversione contro il geniale innovatore, che fu costretto ad andarsene. L’abate Guido, che pur si era reso conto del valore del giovane e della sua scoperta, non seppe, o non fu in grado, di sedare le inquietudini conservatrici se non agevolando l’esilio di Guido ad Arezzo, ove era vescovo Teodaldo, suo amico.

In proposito Guido scriveva all’amico monaco Michele: “Maledetta sia sempre l’invidia che dal Paradiso terrestre fino ai nostri giorni toglie agli uomini la pace “.

Ad Arezzo, il vescovo Teodaldo non ebbe difficoltà a comprendere la geniale scoperta di Guido e a valorizzarla, affidandogli la schola cantorum della cattedrale. Grazie alla possibilità di lavorare serenamente, il nuovo sistema pedagogico-musicale fu perfezionato ed infine messo per iscritto nell’opera “Micrologus” verso il 1025. Seguirono poi altre opere: l’Antifonario e le Regulae Rytmicae.

Le notizie su Guido e la sua invenzione arrivarono rapidamente a papa Giovanni XIX il quale invitò Guido a Roma. Così racconta Guido all’amico monaco Michele: “Me ne andai pertanto a Roma, accompagnato dall’abbate Gregorio e da Pietro, prevosto dei canonici di Arezzo. Il papa si mostrò lieto del mio arrivo; mi intrattenne a lungo in conversazione e mi rivolse molte domande; guardò più volte le pagine del mio antifonario, che definì un prodigio, e riflettendo sulle regole ivi esposte, non ne distolse l’attenzione né si alzò da sedere prima di non aver imparato a solfeggiare un versetto, a lui completamente sconosciuto… Mi invitò a rimanere a Roma per qualche tempo, ma poiché la salute mia era malferma e, abituato come ero al clima dei luoghi marittimi, mi avrebbe dato fastidio il calore estivo, rimanemmo d’accordo che sarei tornato nell’inverno successivo“.

Dopo l’incontro con papa Giovanni XIX, Guido musico rivide l’abate di Pomposa Guido degli Strambiati, forse a Roma o ad Arezzo. Di questo incontro Guido ne parla nella stessa lettera all’amico monaco Michele “Dopo pochi giorni, ansioso di rivedere il padre vostro e mio, l’abbate Guido, uomo accetto a Dio ed agli uomini per i meriti della sua virtù e sapienza, andai a fargli visita. Egli, dotato di mente perspicace, non appena vide il mio antifonario lo approvò e gli diede pieno credito".

Si rammaricò di aver ceduto alle insinuazioni degli invidiosi, ne chiese scusa e mi esortò a far ritorno a Pomposa, che per grazia di Dio ed industria dell’abbate Guido è il primo monastero in Italia.

Pertanto, piegandomi alle esortazioni di tale padre e dando ascolto ai suoi ordini, ho deciso di dar lustro con questo mio lavoro, con l’aiuto di Dio, a si insigne monastero, e, monaco quale io sono, di offrire i miei servizi ai monaci” .

Il monaco e musico Guido fino ad oggi è stato chiamato impropriamente Guido “d'Arezzo” senza alcuna fondatezza storica, se non per il fatto che in quella città ha ricevuto preziosa ospitalità e protezione.

Basterebbe, anche da sola, la lettera che Guido scrisse al suo confratello Michele monaco di Pomposa1, più volte citata, per provare che Guido era entrato giovanissimo come novizio nel monastero pomposiano, che ivi inventò il suo sistema didattico-musicale, che a Pomposa lo applicò per la prima volta a tal punto da suscitare l’invidia e la gelosia dei suoi confratelli per cui dovette andare esule ad Arezzo, e che fu sua decisa volontà morire a Pomposa tra ai suoi confratelli. Sarebbe più che sufficiente questa semplice lettera e la documentazione desunta dalle sue opere per affermare che Guido è pomposiano e non aretino, cosa della quale è stato preso atto fin dal convegno tenutosi nel 1997 a Codigoro e ad Arezzo.

 

Note: (1) Scriptores ecclesiastici de musica sacra, Epistula Michaeli monacho pomposiano de ignoto cantu, Martin Gerbert, Tomo II, MDCCLXXXIV, pp. 43-50.

 

Bibliografia:

San Guido abate di Pomposa, in Analecta Pomposiana, Anno III.

Ernetti P., Riforma musicale di Guido monaco pomposiano, Ferrara, 1964.

Guido d'Arezzo monaco pomposiano, A. Rusconi (a cura di), Atti dei Convegni di studio, (Codigoro, 3 ottobre 1997 e Arezzo, 29-30 maggio 1998).