La cella di Ludovico Ticchioni
 

Un luogo molto importante dal punto di vista storico sono le Fasanare, le ex carceri codigoresi, così chiamate per i serragli per la custodia dei fagiani, che furono luogo di torture durissime. Durante i lunghi mesi di agonia del regime dittatoriale, nel periodo che va dall’autunno del 1944 alla primavera del 1945, le carceri si riempirono di antifascisti e persone sospettate di essere coinvolte nella resistenza; vi furono rinchiusi molti partigiani, tanto che dal 1944 al 1945 si contarono ben 368 persone, provenienti anche da Ferrara.

Tra i tanti, nella cella n. 2, fu rinchiuso Ludovico Ticchioni, giovane attivista della brigata “Bruno Rizzieri” di Ferrara, che era sfollato insieme alla famiglia a Serravalle. Sospettato di attività antifascista, fu arrestato e passò 49 giorni nelle carceri, tra interrogatori e torture, e all’alba del 14 febbraio 1945, dietro un’ingannevole promessa di libertà, fu ucciso insieme all’amico Gino Villa nella piazza di Codigoro.

 

 

Tra le vittime del fascismo sulla lapide commemorativa esposta sulla facciata del municipio, compare anche il sacrificio di Olga Fabbri, una mamma di cinque figli (che abitava in località “Bagaltina“, sulla strada per Mezzogoro) che fu tragicamente uccisa da militari della Repubblica di Salò, che avevano preso in ostaggio il marito Bruno. Olga, vedendo il marito trascinato via dai militari impazziti, che sparavano ovunque per intimidire e difendersi, li affronta con la forza della disperazione invocando la liberazione del suo uomo, ma viene falciata da una raffica di mitra. Era il 22 aprile del 1945. Quando fu conferita la medaglia in ricordo della madre alla figlia Liliana da Giancarlo Pajetta, egli le riferì che la triste vicenda della madre sarebbe stata oggetto di un episodio nel film “Roma, città aperta”.

”DA QUESTA PIETRA / UN TORRENTE DI LUCE SI SPRIGIONA / AMMONISCE I TARDI / RAMPOGNA I VILI EI TRADITORI / RIVENDICA I MORTI / CHE MANTENGONO VIVA E SEMPITERNA LA PATRIA / TESTIMONI GLORIOSI / CHE PUO’ ANCHE ALL’ITALIA / MANCARE IL SENNO E LA FORTUNA / NON IL VALORE DEI SUOI FIGLI / FATE CHE NOI / PER LA PATRIA E PER LA LIBERTA’ / NON SIAMO MORTI INVANO / 14 febbraio 1947”

 

 

La cella Ticchioni è stata restaurata/ricostruita, nei pressi della residenza municipale, attraverso il progetto “Riqualificazione della Cella Ticchioni e creazione di percorso storico culturale della memoria”, mentre la vicende di Olga Fabbri è ricordata in un pannello esplicativo in Piazza Matteotti, grazie ad un progetto “Destinazione Parchi Delta del Po”, entrambi finanziati dal PSR della Regione Emilia-Romagna.