La scomparsa chiusa sul Canal Goro

 

Il problema della scomparsa di edifici storici e dei canali antichi, nelle nostre zone, è una conseguenza insita nelle trasformazioni che l’ambiente subisce per opera dell’uomo e a volte anche della natura, Oggi, comunque, l’attenzione alle testimonianze del passato è sicuramente maggiore che nel recente passato, ma talora pur nell’ineluttabilità dell’inevitabile eliminazione di un determinato bene immobile, dovrebbe essere imprescindibile un’attenta documentazione storico-grafica relativa ad esso. Il restauro, quando ormai un monumento è ridotto, per incuria, a rudere o, peggio ancora, la sua ricostruzione, dopo che se ne sono distrutte le ultime vestigia, è una pratica che ancora sia pur sporadicamente, riappare. Di molti edifici storici ci restano, però, almeno i disegni di progetto o quelli di successivi rilevamenti, eseguiti nei secoli passati. 


 


Planimetria dello sbocco del Canal Goro nel Po di Volano, con l’ubicazione della chiavica costruita nel 1828 e trasformata in sostegno alla metà del secolo XIX.



E' il caso di un edificio di Codigoro, ormai non più esistente, di cui resta, a quanto risulta, soltanto una fotografia, per l’approfondita conoscenza del quale ci vengono in aiuto, tuttavia, alcuni grafici inediti, da me studiati molti anni orsono mentre svolgevo ricerche sul Delta. Attraverso di essi è possibile ricostruire le vicende che hanno portato alla costruzione e alla successiva trasformazione di una chiusa sul Canal Goro, a riprova dell’importanza dei grafici per lo studio degli edifici storici, esistenti o scomparsi, come in questa circostanza.

In Codigoro, fin quasi alla metà del secolo scorso, all’incrocio tra Via XX settembre e Piazza Garibaldi, alle spalle del Municipio, esisteva un edificio particolare, noto come la casa d’abitazione del dott. Cantelli, avendo esso, da tempo, perduto la sua funzione originaria.

 


Dettaglio del Canal Goro con la chiavica da trasformare in sostegno


La costruzione, posta trasversalmente sopra il Canal Goro, a poca distanza dal punto in cui il canale stesso si immetteva nel Volano, provenendo da Ariano Ferrarese, è documentata, come si è detto, da una vecchia fotografia, ripresa da Piazza Garibaldi, volgendo le spalle al vicino Po di Volano. Prima di parlare dell’edificio oggetto di questo scritto, è però necessario dire qualcosa del Canal Goro, di antica e in parte misteriosa origine. Esso si dipartiva originariamente dal Po di Volano e passava per Mezzogoro, per cui si spiega il suo nome, così come avviene per Codigoro, detta nel Rinascimento Capo de Goro e prima ancora Caput Gauri, cioè Inizio o Capo del Goro.

 

L’edificio soprastante il sostegno sul Canal Goro in una fotografia della prima metà del secolo scorso


Che si trattasse di una fossa naturale o artificiale, risalente al periodo etrusco-romano, è quasi certo e lo dichiara implicitamente il suo tracciato, dall’andamento nord-sud, avendo, invece, tutti i fiumi naturali della nostra zona, percorso da ponente a levante. Il grande Eugenio Casanova, considerato il padre dell’archivistica italiana, nel suo volume dedicato alla bonifica integrale (quella che include non solo il prosciugamento delle terre, ma anche la messa a coltura delle stesse), riteneva che si trattasse della cosiddetta Fossa Neroniana, intendendo con tale denominazione denotare l’antica origine del corso d’acqua, basandosi sulla tradizione, instaurata da alcuni scrittori del passato, che i canali con andamento nord-sud fossero artificiali e scavati per collegare trasversalmente, tra loro, i fiumi di quella zona della Padania. Il Canal Goro viene citato anche nella Cronica Parva Ferrariensis, la cui datazione è controversa, ma che Carlo Antolini colloca nel secolo XV, a proposito del confine occidentale dei possedimenti dell’Abbazia di Pomposa, esprimendosi con queste parole: “E se tu navicharai verso levante [lungo il Po di Volano, n.d.s.] partendoti da Ferrara per spatio de miglia xxv troverai la villa chiamata Capo de Goro, posta ne lo cantone de l’isola de Pomposa, dove lo Goro exe de Po verso tramontana, lassando da la sinistra l’isola nella quale è posta Ferrara, e da la dextra l’isola de Pomposa la quale è de raxone del monastero de Pomposa”. Mentre di molte altre fosse o canali simili si sono perse con il tempo anche le tracce, il Canal Goro è sempre rimasto attivo e nel secolo XVI esso tagliava, da nord a sud, tutta la grande Bonificazione Estense e i quattro canali principali della stessa: il Bentivoglio e il Saminiato, l’Ippolito e il Galvano, congiungendosi poi ad Ariano con il Po omonimo o di Goro. Questo corso d’acqua è sempre stato oggetto di particolari cure da parte del Giudice dei Savii di Ferrara e del Maestrato delle Acque: a puro titolo d’esempio, si può ricordare l’Editto emesso dal conte Antonio di Montecatino, Giudice dei Savii nel 1751, con il quale si proibiva di pescare nel Canal Goro con reti fisse, di gettarvi sterpi e canne, di macerare canapa nel suo alveo e di creare impedimenti di qualsiasi sorta al libero scorrere dell’acqua.

 

Pianta di progetto del Piano Terra dell’edificio soprastante il sostegno (1841)


Nel 1828 il Canal Goro, facente parte della Bonificazione del I° Circondario, è oggetto di una ulteriore sistemazione generale, dopo l’effettuazione di rilevamenti accurati, del censimento di tutti i manufatti pubblici e privati esistenti su di esso (ponti, chiaviche e chiavichini), dal suo principio, presso il Canal Bianco, ad Ariano, fino allo sbocco nel Po di Volano. Nelle planimetrie sono indicati anche i tipi di terreni attraversati, i nomi dei proprietari degli stessi e gli edifici disposti lungo le rive, nel rapporto di riduzione di 1:2000. Grande rilievo è dato alla livellazione dell’alveo e all’escavazione da eseguire, come pure alle sezioni trasversali del canale lungo tutto il suo corso. Dei manufatti disegnati, qui interessa in particolare la chiavica pubblica di Codigoro, già menzionata a proposito dei grafici che la documentano, posta nei pressi dello sbocco del canal Goro nel Po di Volano. Si trattava di una chiusa a ponte, a due conche di diversa larghezza, con paratie di sollevamento verticale ed ali murarie sui due fronti. Questa chiavica pubblica è stata utilizzata fino al 1940, ma l’anno successivo la Direzione del I° Circondario decide di trasformare la suddetta chiusa in sostegno o chiusa di sollevamento, con edificio soprastante, quale alloggio per gli ingegneri addetti, per meglio regolare l’immissione delle acque del canale nel Po di Volano. Della precedente chiusa vengono conservati solo i muri laterali, mentre le ali e la spina centrale vengono demolite e il nuovo manufatto viene portato ad una lunghezza di ml. 30 e reso capace di contenere imbarcazioni lunghe fino a 14 metri. Trasversalmente al sostegno e superiormente ad esso viene costruito un edificio a pianta rettangolare, a due piani, di mq 140 complessivi. Secondo i grafici al Piano Terra trovano posto un atrio centrale, una cucina, una camera per le manovre di apertura e chiusura del sostegno, una stalla, una rimessa, un WC e, naturalmente, una scala elissoidale in fondo all’atrio, per accedere al piano superiore. In esso sono ricava ancheti un vano, quale “Residenza degli ingegneri”, con camino e con gabinetto (ritirata), un salotto, una scala a chiocciola per accedere al sottotetto, che ha funzione di magazzino, due camere da letto, di cui una, con tre ripostigli angolari e un caminetto Franklin, posizionato nel quarto angolo della stanza, nonché un fienile con relativa “tromba”, per gettare il fieno nella stalla sottostante. In ossequio alle norme di decoro urbano, di simmetria e di tradizione edilizia, l’edificio presenta, nelle due facciate principali, cinque finestre per piano, di cui solo quattro per lato sono aperte al Piano Terra, mentre al piano superiore, nella facciata a sud, le finestre aperte erano quella centrale e le due laterali, essendo quelle intermedie chiuse per la presenza dei camini; nella facciata posteriore, invece, le finestre aperte erano solo le due della camera da letto. Il fronte sud, che dava sulla strada proveniente da Ferrara, rispetta fedelmente le indicazioni di progetto, secondo le quali esso è caratterizzato da un Piano Terra, con finto bugnato ed ingresso con arco a tutto sesto, e da un Piano Superiore, con finestre proprie e finte, ad arco a semicerchio, e con due fasce marcapiano all’altezza della soglia e dell’imposta dell’arco delle finestre.



rospetto principale (sud) dell’edificio e sezione trasversale del sostegno


I grafici di progetto, completati da una sezione trasversale dell’edificio e longitudinale del sostegno sottostante, risultano firmati dall’ing. F. Magnoni, del I° Circondario della Bonificazione. Un’ultima nota particolare: dopo il progetto iniziale e forse durante i lavori di edificazione, la cucina è stata modificata, chiudendo una delle due finestre rivolte a nord, cambiando la collocazione degli arredi fissi e spostando a sud-est il pozzo, inizialmente previsto nell’angolo nord-est, da realizzare, inoltre, con un diametro maggiore. Tutti gli altri locali, invece, vengono edificati sostanzialmente come descritti nel progetto iniziale. Con questa nota, una tessera del mosaico delle storia architettonica e ambientale di Codigoro è stata completata grazie allo studio dei grafici del passato, tessera che può contribuire a meglio conoscere le vicende urbane della città, che mutua il suo nome da un’antichissima fossa della Padania, ormai anch’essa quasi dimenticata.