Descrizione
Mercoledì 1° luglio 2026 ore 21.15
Teatro Comunale Arena di Codigoro
VENICE MONTEVERDI ACADEMY
Sheila Rech direttore del coro
Fabiana Visentin soprano
Marco Petrolli tenore
Nicola Zambon baritono
NATASHA SIDORENKO pianoforte
ALEXANDRA PAVLOVA pianoforte
PERCUSSIONISTI DELL’ORCHESTRA LORENZO DA PONTE
ERNEST HOETZL direttore
PRESENTAZIONE
La sera scende lentamente sul Delta del Po. L’aria di luglio ha quella sospensione leggera che precede gli eventi importanti, come se il tempo stesso sapesse di dover fare spazio a qualcosa di raro. Davanti all’Abbazia di Pomposa, mille anni non sono un numero. Sono un respiro lungo un millennio. Sono mani che hanno scritto, cantato, insegnato. Sono voci che hanno attraversato il silenzio per diventare memoria.
E proprio qui, dove la musica è stata pensata prima ancora che eseguita, tutto ricomincia.
Non con un sussurro, ma con un’esplosione.
Le prime percussioni dei Carmina Burana di Carl Orff irrompono nello spazio come un battito primordiale. È la ruota della fortuna che gira, è il destino che si impone, è la vita che non chiede permesso. E all’improvviso il Medioevo non è più lontano. I testi antichi, nati negli stessi secoli in cui Pomposa cresceva e insegnava al mondo la musica, ritornano a vibrare tra queste pietre. Ma non come reliquia: come forza viva, fisica, irresistibile.
Il suono prende corpo.
Il coro della Venice Monteverdi Academy si alza come un’onda, compatto e luminoso. Le voci non raccontano: travolgono. Poi emergono, una dopo l’altra, come figure in un affresco che prende vita, le voci del soprano Fabiana Visentin, luminoso e sospeso, quella tenorile di Marco Petrolli, ironico e teatrale e il baritono di Nicola Zambon, profondo, terreno, umano.
Sotto, due pianoforti - Natasha Sidorenko e Alexandra Pavlova - costruiscono un paesaggio sonoro che pulsa, respira, incalza. Le percussioni amplificano il ritmo, lo rendono inevitabile. E al centro di tutto, a tenere insieme energia e visione, la direzione di Ernest Hoetzl: gesto preciso, tensione continua, architettura del suono.
Ma il vero protagonista resta il luogo. Perché mentre la musica cresce, qualcosa accade: i mille anni dell’Abbazia non stanno semplicemente venendo celebrati. Stanno risuonando. Ogni colpo, ogni voce, ogni silenzio sembra trovare una risonanza antica, come se queste mura riconoscessero ciò che accade. Come se tutto fosse già stato qui, e allo stesso tempo fosse completamente nuovo. Non è solo un concerto. È un incontro tra tempi, tra chi ha cantato qui mille anni fa e chi canta oggi. Tra la nascita della musica scritta e la sua energia più contemporanea. E quando l’ultima nota si spegne, resta una sensazione precisa, difficile da dimenticare: che la musica non appartiene al passato. La attraversa. La trasforma. La tiene viva. E a Pomposa, da mille anni, continua a ricominciare.
Parco S. Guido Abate, Abbazia di Pomposa
CAMERISTI DELLA SCALA
Roberto Nigro violino
Olga Zakharova violino
Sabina Bakholdina viola
Simone Groppo violoncello
Giorgio Magistroni contrabbasso
MASSIMO MERCELLI flauto
Programma
Francesco Durante Concerto per archi n. 2 in sol minore.
Giuseppe Tartini Concerto per flauto e archi in sol maggiore G. 291
Antonin Dvoràk Quintetto per archi op. 77 in sol maggiore
PRESENTAZIONE
C’è un momento, nelle sere d’estate a Pomposa, in cui il silenzio sembra prepararsi ad ascoltare. Le luci si abbassano lentamente, l’aria si fa più densa, e l’Abbazia di Pomposa torna ad essere ciò che è sempre stata: un luogo dove la musica non arriva, ma nasce.
Questa volta, però, lo fa con un’eleganza diversa. Non l’impeto corale, non la forza travolgente di grandi masse sonore. Ma la precisione, il respiro condiviso, l’intimità luminosa della musica da camera.
Entrano i Cameristi della Scala. Non è solo un ensemble: è un frammento della grande tradizione del Teatro alla Scala che si fa essenziale, raccolto, quasi confidenziale. Un dialogo tra solisti che sanno ascoltarsi prima ancora che suonare. I loro strumenti si accordano, e già in quel gesto c’è qualcosa di antico, familiare a queste mura millenarie.
Il primo suono è quello degli archi con il Concerto n. 2 in sol minore di Francesco Durante, la musica si muove con grazia barocca, fatta di equilibri sottili e di tensioni leggere. È una scrittura che sembra guardare indietro nel tempo — e proprio per questo trova in Pomposa una risonanza naturale, quasi inevitabile.
Poi accade qualcosa di diverso. Il suono si apre, si illumina.
Entra il flauto di Massimo Mercelli, e con lui la musica cambia colore. Solista internazionale e direttore ERF vuole rendere un affettuoso omaggio a questo luogo straordinario ed in un’occasione unica come i 1000 anni dell’Abbazia. Nel Concerto in sol maggiore di Giuseppe Tartini, il flauto non è solo protagonista: è voce, racconto, respiro. Si muove sopra gli archi con leggerezza, ma senza mai perdere profondità, come una linea che disegna lo spazio tra terra e cielo.
E in quel momento, tutto sembra sospeso. L’abbazia ascolta. Il pubblico trattiene il fiato. Il tempo si dilata.
Nel Quintetto op. 77 in sol maggiore di Antonín Dvořák gli archi scaligeri diventano racconto collettivo, porta a Pomposa una musica che nasce dalla terra, che canta la natura, che vibra di nostalgia e gioia insieme.
E mentre le ultime note si dissolvono nella notte, resta una sensazione chiara, quasi tangibile: che questi mille anni non sono distanza, ma continuità. Che la musica - da Francesco Durante a Giuseppe Tartini, fino a Antonín Dvořák - non fa altro che attraversare il tempo per tornare sempre qui: in un luogo dove ascoltare significa anche ricordare.
E dove ogni nota, anche la più lieve, diventa parte di una storia lunga mille anni.
Parco S. Guido Abate, Abbazia di Pomposa
CUARTET
Roberto Porroni chitarra
Adalberto Ferrari clarinetto e C melody
Marija Drincic violoncello
Marco Ricci contrabbasso
LAURA BORROMEO e ROBERTO ORRU ballerini
ELDA OLIVIERI voce recitante
Per rivivere in modo integrale le emozioni legate alle magiche serate del 1987 a New York
PROGRAMMA
ASTOR PIAZZOLLA - THE ROUGH DANCER AND THE CYCLICAL NIGHT - ricostruzione ed elaborazioni di Roberto Porroni
Prologue - Milonga for three - Street tango - Milonga picaresque - Leonora’s love theme - Knife fight - Prelude to the Cyclical Night - Butcher’s death - Tango Etude - Milonga for three (reprise) - Bailongo - Leonora’s love theme - Tango apasionado - Prelude to the Cyclical Night (reprise)
PRESENTAZIONE
Nel 1987 l’Intar Hispanic American Arts Center di New York commissiona ad Astor Piazzolla una produzione teatrale che doveva comprendere musica, danza e poesia.
Piazzolla concepisce uno dei suoi lavori più belli e intensi, con la creazione di The Rough Dancer and The Cyclical Night, comprendente 14 brani, alcuni ballati, intervallati a recitazione di testi, basandosi sul poema La notte ciclica di Luis Borges.
È un autentico capolavoro musicale del compositore argentino che incide, fortunatamente, in un LP dal titolo omonimo. La cosa davvero sorprendente è che, nonostante Piazzolla appartenga al nostro tempo e sia così noto ed eseguito, queste musiche, così come la traccia dell’intero spettacolo, sono andate completamente perdute.
Per ridare vita a queste musiche straordinarie non rimaneva altro che ricostruire dal prezioso LP le note suonate da Piazzolla e dal suo gruppo, un lavoro lungo e complesso cui mi sono dedicato con grande passione e che ha consentito di far rinascere, con questo progetto, lo spettacolo creato a New York.
Roberto Porroni
Parco S. Guido Abate, Abbazia di Pomposa
TOSCANINI ACADEMY
La Toscanini Big Band
BEPPE DI BENEDETTO direttore
PROGRAMMA
Glenn Miller: In the Mood - Chattanooga Choo-Choo - Moonlight serenade
Benny Goodman: Sing Sing Sing
Duke Ellington: Take the “A” Train - Caravan
Frank White Meacham: American Patrol
Gordon Goodwin: Count Bubba
Johnny Green: Body and Soul
Quincy Jones: Soul Bossa Nova
Bill Conti: Gonna Fly Now
Bob Mintzer: Slo Funk
Average White Band: Pick up the Pieces
PRESENTAZIONE
C’è stato un tempo in cui le sale da ballo vibravano al ritmo dello swing, quando le orchestre facevano sognare intere generazioni e ogni nota era un invito a lasciarsi andare. Questo concerto attraversa alcune delle pagine più iconiche della storia della musica per big band, mettendo in dialogo epoche, linguaggi e personalità artistiche che hanno definito — e continuano a ridefinire — il suono del jazz e delle sue evoluzioni. Un percorso sonoro che parte dall’eleganza scintillante degli anni ’30 e ’40 per arrivare alle pulsazioni sofisticate del soul e del funk contemporaneo.
Protagonista è la Toscanini Academy Big Band, un ensemble di 17 giovani musicisti che rappresentano una nuova generazione di interpreti: strumentisti formati tra studio rigoroso e pratica d’insieme, capaci di affrontare il grande repertorio con rispetto stilistico ma anche con una vitalità contemporanea. Sotto la guida di Beppe Di Benedetto, la formazione trova un equilibrio tra precisione orchestrale e libertà espressiva, qualità essenziali per restituire autenticità a un repertorio così ricco e stratificato.
Si apre con l’inconfondibile swing di Glenn Miller, tra le atmosfere travolgenti di In the Mood, il fascino ferroviario di Chattanooga Choo-Choo e la dolcezza senza tempo di Moonlight Serenade. Il ritmo si accende con l’irresistibile energia di Sing, Sing, Sing di Benny Goodman, mentre le sonorità raffinate di Duke Ellington prendono vita in Take the “A” Train e nell’esotica Caravan.
Accanto a questi capisaldi, il repertorio si apre a sviluppi successivi e contaminazioni, tra marce jazzistiche e arrangiamenti iconici come American Patrol di Frank White Meacham, per poi spingersi verso territori più contemporanei: la brillante scrittura di Count Bubba di Gordon Goodwin, la sensualità intramontabile di Body and Soul, e il groove sofisticato di Soul Bossa Nova di Quincy Jones.
Non manca un tocco cinematografico con l’epica Gonna Fly Now, né l’energia moderna del jazz orchestrale di Slo Funk di Bob Mintzer. Il concerto si chiude in un’esplosione di ritmo con Pick Up the Pieces degli Average White Band, dove il soul e il funk incontrano la potenza della big band, mettendo in evidenza la versatilità della formazione e la sua capacità di affrontare repertori diversi mantenendo coesione e identità.
Un concerto che è molto più di una successione di brani: è un racconto musicale, un ponte tra epoche e stili, un omaggio alla grande tradizione e alla sua continua evoluzione.
Parco S. Guido Abate, Abbazia di Pomposa
MAURO MUSSONI QUINTET
Mauro Mussoni contrabbasso
Simone La Maida sassofono, flauto
Massimo Morganti trombone
Massimiliano Rocchetta pianoforte
Manuel Giovannetti batteria
TEMPO
Misurabile ma non tangibile.
Lo attraversiamo; più o meno consapevolmente. Ognuno
vive il suo. Tutti lo viviamo insieme.
I suoi effetti sono inevitabili.
Si manifesta nel cambiamento delle cose. Ne abbiamo
sempre troppo poco.
Chi lo perde, chi tenta di guadagnarlo o di ingannarlo.
È una lotta impari.
Il Tempo è eterno, invincibile.
La sua percezione è mutevole, relativa; la sua legge inesorabile.
Fondamentale in musica.
Il Tempo guarisce le ferite
Il Tempo è tiranno
Il Tempo è denaro
Diamo tempo al tempo
ma Tempus fugit...
quindi chi ha Tempo non aspetti Tempo.
Una dedica alla più affascinante e misteriosa dimensione.
Il terzo album del quintetto di Mauro Mussoni nasce da riflessioni e considerazioni attinenti al tempo e a tutti i suoi significati. Ogni singolo brano ha una stretta connessione con il concetto di tempo: un momento, un periodo, uno stato di coscienza, un’esperienza, un passaggio attraverso un luogo particolare.
Inoltre i brani insieme sono connessi in maniera da riprodurre l’andamento di una giornata ed i vari momenti che la scandiscono; diverse situazioni emotive ricorrenti come lo slancio, la riflessione, la pausa, un incontro, un piccolo rituale, la malinconia. Una sinusoide, un’energia che si rinnova e che si ripete in maniera costante ma imprevedibile
La ricerca timbrica è evoluta in funzione di una sonorità dolce e vitale. Le voci avvolgenti del trombone di Massimo Morganti e del flauto di Simone La Maida diventano incisive quando sostenute dal clarinetto basso di Achille Succi. A completare la sezione fiati si aggiunge il canto del sax alto e soprano (Simone La Maida). In questa gamma di sonorità Massimiliano Rocchetta al pianoforte è il collante che abbraccia i fiati e li sposa con la ritmica calda e nervosa del contrabbasso di Mauro Mussoni e della batteria di Manuel Giovannetti arricchita di effetti percussivi.
Buon viaggio (nel “Tempo”)
A chi è rivolto
A tutti
Luogo
Quanto costa
Gratuito
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Data Ultimo Aggiornamento: 01/07/26 15.22